29/11/2008
09:17

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Encefalogramma piatto

Technorati Profile Archiviato da fraba in: politica, napoli, attualitĂ 
eegdeathai4Prendo io le deleghe per le finanze e le aziende comunali. Lo so bene, roba da non dormire più la notte. Per decidere le sostituzioni, comunque, ci vorrà tempo perché ora è l´assetto dell´intera giunta ad essere in discussione”. Con queste parole, preludio a l’ennesima ignobile pantomima, la “Sindaca” ha preso atto delle dimissioni dell’assessore al bilancio del Comune di Napoli Enrico Cardillo. Aldilà della facile ironia, fomentata su Fb anche dal sottoscritto, proviamo ad analizzare qual è ora la situazione.

Cardillo rappresentava, per il numero e la specificità delle deleghe a lui assegnate, uno snodo nevralgico all’interno dell’amministrazione comunale partenopea. Attraverso lui passavano i rapporti istituzionali con imprenditori e sindacato ad esempio, cosa questa che, in aggiunta alla gestione della “cassa” comunale, ne facevano una figura di vitale importanza. Le sue dimissioni, a mio parere, ratificano ed attestano con ineluttabile evidenza, una verità conclamata ma che quasi tutti fanno finta di non vedere: il fallimento totale di sette anni di reggenza della “Reale Ancella”.

Finanche nella fattispecie, la Sindaca non è riuscita non solo a far recedere Cardillo dalla sua decisione di dimettersi, palesando per l’ennesima volta una sua oramai cronica debolezza politica, ma nenache è riuscita a proporre immediatamente un nome in grado di assumersi una carica di vitale improtanza per qualsivoglia amministrazione.

Il quadro politico poi, relativamente al centro-sinistra, è a dir poco avvilente. La giunta comunale ha dovuto più volte ricorrere al soccorso del centro-destra per restare (traballante) in piedi. Gli stessi partiti che compongono la coalizione hanno perso la loro capacità di presidio territoriale (il PD cittadino è un ectoplasma litigioso e multi frazionato) accentuando ancor più una, oserei dire, quasi insanabile frattura fra la società civile e le organizzazioni politiche. Il “Vicerè”, garanzia, patrocinio e tutela della “Reale-Ancella”, ha i suoi bei grattacapi e non può certo spendersi a favore di una Sindaca che, ironia della sorte, potrebbe ritrovarsi come diretta concorrente per un seggio al Parlamento europeo. A fronte di ciò c’è la città, quella reale, in balia di una drammatica crisi economica, immobile nei tanto annunciati progetti di sviluppo e con una qualità di vita paragonabile ad una qualsivoglia località del terzo mondo.

Tentare l’ennesimo “rilancio”, il ventilato “rimpasto”, è a mio parere una scellerata intenzione. L’unica prospettiva, l’ultima strada percorribile per salvare almeno l’ultimo briciolo di decoro rimasto, ove mai fosse ancora rimasto, è prendere atto della situazione e consentire alla città di scegliersi una nuova classe amministrativa. Tenuto conto dello scenario, è forse questo non solo il minore dei mali, ma l’unica strada seriamente percorribile per cercare di ricominciare.

Possibilmente, non con gli stessi protagonisti di oggi.