05/11/2008
11:43
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La Storia e la vera Democrazia.
Chi ha vissuto questa notte, non provi a nascondersi: è stato un momento emozionante. La Storia, quella con la S maiuscola, si è palesata in tutta la sua splendida ed affascinante essenza e non solo perché per la prima volta il Presidente degli Stati Uniti d’America è un uomo di colore, sia chiaro. La mia personale considerazione va ben oltre questa semplice, ma non trascurabile, osservazione. L’America è stata la culla della schiavitù. E’ un Paese che sotto la sua multiforme etnicità nasconde ancora oggi profonde spaccature sociali, elementi di discriminazione razziale più o meno latente e diseguaglianze economiche che scavano profondi solchi fra le classi sociali. Un contesto quindi che facilmente potrebbe portare la propria popolazione a lasciarsi andare ad una concreta e per certi versi giustificabile disaffezione nei confronti della politica e della partecipazione ai processi decisionali. Invece no.File lunghissime per poter esprimere il proprio voto che, aldilà di qualsivoglia analisi, rappresenta anche e sopratutto la voglia di voler cancellare otto anni di funa allimentare amministrazione firmata G.W.Bush. Da quelle parti infatti, le cose funzionano in così. I politici fanno i politici e se sgarrano, in qualsivoglia maniera, si ritrovano sbertucciati ed esposti al pubblico giudizio della nazione. dai media che fanno il loro mestiere (i cosiddetti "cani della democrazia"). Da quelle parti le amanti non fanno carriera, anzi, spesso rappresentano la fine di carriere politiche. Da quelle parti certi valori (Dio, Patria e Famiglia) rappresentano ancora un architrave del vivere civile. Da quelle parti, il Presidente inetto ed incapace non solo viene irriso dai vari comici, senza incorrere in qualsivoglia "editto" o richiesta milionaria di risarcimento danni, ma anche e soprattutto cancellato, insieme a tutta la sua amministrazione, dal un voto che rappresenta l'unico ed insindacabile giudizio sul suo operato.
Ed è questo un giudizio definitivo, inappellabile, che costringe il malcapitato a pianificare il proprio futuro solo in funzione dei vari tour di conferenze in giro per il mondo, o nella gestione di fondazioni, biblioteche a lui intitolate o quant’altro. Di certo, da quelle parti, chi viene buttato fuori dalla porte per mezzo del voto popolare, non rientra dalla finestra del compromesso.
Certo, gli Stati Uniti d’America, nella loro complessità, restano una nazione controversa, piena di palesi contraddizioni e socialmente difficile. Tuttavia, da quelle parti, il voto popolare può innescare l’idea di un processo di cambiamento. E questo, a mio parere, è lo spirito vero di quella parola chiamata democrazia.
PS: se ne parla anche qui e qui.











