09/05/2008
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La marcia su Napoli
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di Emiliano Fittipaldi Berlusconi lo ripete da giorni, tra un brindisi per la vittoria e una riunione per scegliere la squadra di governo. Di continuo, quasi una nenia. "Ora tocca a Napoli, il ciclo del centrosinistra finisce lì. Dov'è iniziato quattordici anni fa". Lo tsunami elettorale s'è portato via il governo nazionale, il sogno del Pd autosufficiente, l'utopia di un pareggio nel 'Nord ostile'. Perfino la capitale, finita in un pomeriggio dalle mani di Veltroni a quelle dell'ex missino Gianni Alemanno. Una marea di destra che in due settimane ha investito comuni, provincie e regioni, e che ora punta dritta verso le acque torbide del Golfo. Dove regna ancora, indisturbato e imperturbabile, 'o Governatore di Afragola.
Napoli, il fortino di Antonio Bassolino, resta per il Cavaliere l'ultimo baluardo simbolico da conquistare. Lo vuole a tutti i costi, entro l'anno, sfrattando sia il primo cittadino, Rosa Russo Iervolino, sia l'inquilino di Palazzo Santa Lucia. "Non sarà facile", gli ripetono i colonnelli campani. Bistrattato da Walter Veltroni, che ne ha chiesto inutilmente la testa per tentare la rimonta, schiacciato da inchieste giudiziarie, degrado, crisi economica e da una montagna di sacchi di spazzatura, Bassolino è paradossalmente l'unico leader carismatico del Pd (insieme a Sergio Chiamparino) a governare ancora qualcosa che pesa: la seconda regione d'Italia. Padre-padrone di un piccolo mondo antico che, nella realtà post-elettorale, sembra destinato a essere travolto. È iniziata la Terza Repubblica, mentre l'ancien régime campano è specchio ingiallito della Seconda, composto da partiti moribondi, gruppi extraparlamentari e protagonisti fuori tempo che, per sopravvivere politicamente, devono difendere le mura il più a lungo possibile. "La battaglia non sarà facile", ripetono da Forza Italia: la ragnatela del Governatore è d'acciaio, il suo blocco di potere incredibilmente coeso, la classe dirigente e la borghesia non gli hanno voltato le spalle. Tanto che a sinistra qualcuno, addirittura, spera che la riscossa possa iniziare da qui.
Napoli, il fortino di Antonio Bassolino, resta per il Cavaliere l'ultimo baluardo simbolico da conquistare. Lo vuole a tutti i costi, entro l'anno, sfrattando sia il primo cittadino, Rosa Russo Iervolino, sia l'inquilino di Palazzo Santa Lucia. "Non sarà facile", gli ripetono i colonnelli campani. Bistrattato da Walter Veltroni, che ne ha chiesto inutilmente la testa per tentare la rimonta, schiacciato da inchieste giudiziarie, degrado, crisi economica e da una montagna di sacchi di spazzatura, Bassolino è paradossalmente l'unico leader carismatico del Pd (insieme a Sergio Chiamparino) a governare ancora qualcosa che pesa: la seconda regione d'Italia. Padre-padrone di un piccolo mondo antico che, nella realtà post-elettorale, sembra destinato a essere travolto. È iniziata la Terza Repubblica, mentre l'ancien régime campano è specchio ingiallito della Seconda, composto da partiti moribondi, gruppi extraparlamentari e protagonisti fuori tempo che, per sopravvivere politicamente, devono difendere le mura il più a lungo possibile. "La battaglia non sarà facile", ripetono da Forza Italia: la ragnatela del Governatore è d'acciaio, il suo blocco di potere incredibilmente coeso, la classe dirigente e la borghesia non gli hanno voltato le spalle. Tanto che a sinistra qualcuno, addirittura, spera che la riscossa possa iniziare da qui.
La monnezza non basta. La strategia berlusconiana punta anche sulla caduta del consiglio regionale, che Bassolino ha promesso di sciogliere tra un anno. Nicola Cosentino, coordinatore di Forza Italia, non gli crede."Si candiderà alle elezioni per il Parlamento europeo da presidente in carica, e avrà qualche mese di tempo per scegliere tra l'attuale incarico e Bruxelles. Voteremo nella migliore delle ipotesi a ottobre 2009. Più probabilmente nel 2010, alla scadenza naturale del mandato". La spallata, per il Pdl, deve arrivare prima. Così qualcuno punta persino sulla magistratura: la Procura ha effettuato decine di perquisizioni in Comune, e le inchieste sul piano di sviluppo urbanistico potrebbero essere solo la punta di un iceberg. A parte il rinvio a giudizio di Bassolino per l'affaire Impregilo, i dossier aperti sulla Regione sono svariati, e in caso di blitz di rilievo difficilmente il centrosinistra riuscirebbe ancora a tenere botta.Per portarsi avanti sui lavori Nino Paravia, l'imprenditore degli ascensori, ha comunque battuto tutti sul tempo, presentando la prima mozione della legislatura, con cui 70 senatori chiedono la rimozione del governatore e lo scioglimento del consiglio per 'gravi violazioni di legge'. Il Pdl campano ha invece congelato un tentativo di sfiducia interno ("Per ora non ci sono i numeri") e punta sullo sgretolamento della maggioranza. Senza lasciare intentata una campagna acquisti tra i consiglieri centristi delusi dalle elezioni. In Campania il Pdl ha sfiorato infatti il 50 per cento (record nazionale), assestando 19 punti di distacco ai democratici, e nel capoluogo il Pd è finito sotto di 10 punti. Alle comunali è finita 12 a 1: per la prima volta roccaforti rosse come Giugliano, Casoria e Pozzuoli, città da 100 mila abitanti, hanno eletto sindaci di destra. Persino Afragola, terra natia di Bassolino, ha regalato al Pdl percentuali bulgare (62 per cento). Napoli è circondata.
Piccolo mondo antico Nei Palazzi il clima è sospeso, ma non c'è aria da ultimi giorni a Pompei. Anzi. L'interpretazione degli eventi recenti fatta da re Antonio, che i maligni paragonano a quello 'nudo' raccontato dalla fiaba di Andersen, è molto diversa. "I senatori che hanno presentato la mozione", ha spiegato al 'Corriere del Mezzogiorno', "somigliano a quel prigioniero che si è rintanato nella foresta e non si è accorto che la guerra è finita da un pezzo". Se tutti pensano che il giapponese sia Bassolino, il governatore ribalta il teorema. La sconfitta del 'nemico' Veltroni, che non ha più né la forza né l'autorità per chiedergli di andare via, e le percentuali prese dal partito lo galvanizzano. Nonostante tutto e tutti è ancora in sella, più forte di prima. Dal suo blog lancia la campagna 'Invita un amico a Napoli', e annuncia di aver chiamato personalmente Prodi e consorte. Manda Claudio Velardi, neoassessore al Turismo, ad attaccare cartelloni pubblicitari con la scritta 'Monnezza a chi?' sui muri del Nord. Si congratula per la conferma del rating di Moody's, e suggerisce al loft di Walter di cambiare strategia. "Da soli non potremmo mai farcela, servono nuove alleanze", ha ragionato subito dopo le politiche, bruciando sul tempo persino l'amico D'Alema, sceso sotto il Vesuvio per fare 'soccorso rosso'. L'esercito nordista è alle porte, e il governatore vuole organizzare la resistenza con una 'Cosa campana', un mostro multiteste che stringa intorno a sé i pezzi e i partiti rimasti frullati alle elezioni, dai socialisti ai Verdi, dall'Udeur all'Udc capitanata da Ciriaco De Mita. Per molti è l'ultima spiaggia: non è un caso che più nessuno, né Di Pietro né la parte moderata di Rifondazione, si sogna di chiedere la sua poltrona. Al contrario, ne pretendono di nuove per loro, nei possibili rimpasti di giunta. La Iervolino ne ha in programma uno da settimane, e per avere 'mani libere' ha voluto una lettera di dimissioni preventiva dagli assessori in carica."Il piccolo mondo antico si è ricompattato, anche se tutto l'ambaradan, i proclami e le sfogliatelle regalate ai turisti sono solo un gioco di prestigio, un'illusione ottica, un numero da circo. Ci si sbatte, ma in pratica non cambia nulla, tutti restano mummificati nei loro ruoli, come in un presepe", attacca Macry. Così non c'è da stupirsi che Clemente Mastella davanti alle risorte truppe mastellate annunci urbi et orbi che "l'Udeur rinascerà come sanno fare i gabbiani anche in ambienti ostili". L'elezione di Aniello Cimitile a presidente della Provincia di Benevento (dove l'Udeur ha preso il 18 per cento dei consensi) ha dato rinnovata speme. Come se nulla fosse Sandra Mastella, elegantissima, continua a presiedere il Consiglio regionale, promette di portare a De Gennaro le istanze della popolazione di Sant'Arcangelo Trimonte, convoca sedute sul nuovo statuto, sul piano territoriale, sul decentramento istituzionale. "Lavora di buona lena, serena, in attesa che i pm napoletani decidano dell'inchiesta per tentata concussione", spiega il suo braccio destro. Anche la Iervolino, incurante della marea nera, conta di rimanere fino al 2011, si appresta a ricevere Berlusconi e rilancia l'immagine della città con tre avvenimenti importanti "come il Gran Premio Lotteria di Agnano, il Maggio dei Monumenti e il Festival del Teatro", dice.
Nel presepe, defilato, c'è l'altro big nazionale del sistema campano, Alfonso Pecoraro Scanio, che per ora tace. Dimissionario, attaccato da una fronda interna per la batosta presa dalla Sinistra Arcobaleno, ha dato "irrevocabili dimissioni". Francesco Borrelli, da sempre vicino al presidente dei Verdi, nega di voler entrare nel Pd. "Ma sparare ora sulla Regione non giova a nessuno. Basta fare i Tafazzi, invece di precipitarsi alle elezioni sarebbe bene riorganizzarsi e tentare una riscossa". Gennaro Migliore e Peppe De Cristofaro, i ragazzi di Rifondazione appassionati, come ha chiosato 'il manifesto', delle cravatte di Bomba e della Playstation, stanno tentando di ritrovare un nuovo equilibrio dopo il terremoto che li ha spazzati via da Montecitorio. Ora gli tocca mettere pace tra l'assessore regionale Corrado Gabriele, indagato per molestie sessuali, che fa l'occhiolino al Pd, e l'ex senatore Tommaso Sodano, rimasto da solo a invocare le urne. "Tra i comunisti la corsa alla sopravvivenza è senza esclusioni di colpi, la resa dei conti dentro il partito si combatte a coltellate", racconta Francesco Caruso: "Io sono tornato a lavorare a Benevento nella mia vecchia cooperativa, forse darò una mano agli sportelli di Action a Roma. Dovrebbero fare come me". Nessuno, invece, pare essere intenzionato a mollare la barca prima del tempo. I fondi europei 2007-2013, una valanga di 14 miliardi di euro, rimpinzeranno le casse regionali, e tutti vogliono avere voce in capitolo nella distribuzione dei pani e dei pesci. Tirando a campare almeno per un altro anno e mezzo, il successore di Bassolino (ci saranno le primarie, tra i papabili candidati Luigi Nicolais, Andrea Cozzolino, Vincenzo De Luca ed Ennio Cascetta) potrebbe aumentare le chance di vittoria confidando sulle défaillance nazionali della coppia Berlusconi-Bossi e della tradizionale incapacità della destra regionale di piazzare un candidato credibile. Chissà. Davanti a queste speranze e alle soverchianti truppe nemiche pronte a conquistare l'avamposto, difficile vaticinare se i desideri di Bassolino&C. siano realistici o solo l'utopia di un'orchestra che continua ostinatamente a suonare un vecchio spartito, mentre sotto i piedi il Titanic, inesorabilmente, affonda.
cfr: L'Espresso - 08 maggio 2008












