27/01/2009
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L'ennesimo inganno
Se n’è discusso domenica da Daniela, ma ritengo opportuno ritornare sull’argomento partendo dai fatti descritti nella loro cruda essenzialità.Viene compiuto un reato. Il presunto colpevole viene arrestato e, grazie a Dio, confessa. I Giudici, perchè la questione viene affrontata da DUE differenti Giudici, sulla base di un’istanza presentata dai difensori dell’imputato (ancora tale, nonostante la confessione resa) concedono gli arresti domiciliari attenendosi ad una normativa legiferata dal potere politico (unico titolare di questa funzione). Quello stesso potere politico che, all’atto della scarcerazione, insorge attaccando i Magistrati, rei solo di aver applicato quelle norme volute dagli stessi attuali “contestatori” i quali, aldilà della solita “ispezione ministeriale”, si dimostrano incapaci di proporre, non dico di attuare (per carità), un qualsivoglia progetto di revisione della normativa riguardante la carcerazione preventiva. Cosa questa che, come vedremo, è soluziona inpraticabile.
E’ questo, a mio parere, una forma d’inganno meramente politico, perpetrato impunemente ai danni della pubblica opinione. Far credere che l’applicazione della legge possa avvenire attraverso il “buon senso” (Luciano Violante, ex magistrato), infondere l’errata cognizione che il violentatore di Capodanno, per il solo fatto di avere ottenuto gli arresti domiciliari, l’abbia fatta franca è una vera e propria falsità. Nel nostro ordinamento giudiziario la custodia cautelare in carcere ha una funzione precisa e ben specifica. Essa è solo uno strumento utilizzabile dai magistrati, per un limitato periodo di tempo e se ve ne sia motivo, ricavato da specifici elementi, per tutelare il decorso delle indagini dal pericolo di inquinamento delle prove, dal pericolo che l'indagato si dia alla latitanza e per evitare la reiterazione del reato.
Nella fattispecie dello stupratore reo confesso di Roma, i Giudici (PM e GIP) hanno valutato che questi tre elementi erano soddisfatti dall’applicazione degli arresti domiciliari. Laddove lo stesso avesse avuto precedenti penali, allora si che l’applicazione della misura sarebbe stata illegittima. Così come, nel caso di uno straniero indagato per la stessa tipologia di reato, i Magistrati avrebbero potuto propendere per la non concessione dei domiciliari non perché “razzisti”, ma solo nel caso di mancanza di un domicilio certo che favorirebbe sia la possibile irreperibilità, sia la possibile reiterazione del reato.
Logica vorrebbe che queste cose, note a me, sgrammaticato blogger, fossero note anche a tutta quella pletora di politici che oggi strilla e strepita disorientando l’opinione pubblica ed alimentando strumentalmente la costituzione concettuale di una “giustizia malata”. Del resto un eventuale revisione della norma sulla carcerazione preventiva per reati gravi come lo stupro, sarebbe si cosa auspicabile, ma difficilmente realizzabile. La Corte Costituzionale infatti, ha più volte rimarcato che contrasterebbe con i principi costituzionali qualunque norma che stabilisse per alcuni reati, l'automatica applicazione della custodia cautelare in carcere, ribadendo invece che solo e soltanto i principi sopra descritti (pericolo di fuga dell’indagato, inquinamento delle prove e reiterazione del reato) rappresentano gli unici oggettivi elementi di discrimine e di valutazione da parte dei Giudici.
Non sia dia ascolto quindi a chi di fronte ad un provvedimento transitorio che, ripeto, è pienamente legittimo, lamenta l’assenza di “pene esemplari senza pietà” o che, ed è questo l’aspetto ancor più ridicolo di tutta questa storia, deplora l’azione dei Magistrati colpevoli di lasciar passare “un messaggio di non gravità dello stupro”.
I Magistrati non hanno il compito di lanciare “messaggi”. I magistrati hanno il dovere di giudicare le singole persone di fronte a casi concreti. Laddove il Magistrato lanciasse “messaggi”, non svolgerebbe correttamente il proprio ruolo e la propria funzione istituzionale. Egli si sostituirebbe al ruolo della politica. Ovvero farebbe proprio quello che questa classe politica ama stigmatizzare ogni qual volta è chiamata dalla magistratura a dar conto delle proprie azioni e/o del proprio operato amministrativo.
Ma il disegno di perniciosa delegittimazione e di d'isinformazione è ormai avviato. Prossima puntata, l’uso delle intercettazioni.












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