22/12/2008
11:37

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Lettera aperta a Rosa Russo Jervolino

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iervolino_vitttoriaGent.ma Sindaca.
Chi le scrive è uno sgrammaticato blogger poco avvezzo alla punteggiatura ed alla sintassi, ma molto attento, suo malgrado, alle vicissitudini della nostra città. A tal proposito, rivolgo a Lei il mio accorato appello da cittadino, nonché elettore, che mai l’ha premiata con il suo voto, affinché Lei compia un gesto di vero amore nei confronti di Napoli.

Premetto che pur avendo il sottoscritto spesso e volentieri espresso giudizi nei Suoi confronti assolutamente poco lusinghieri, mai ha dubitato sulla sua integrità morale ne sul Suo attaccamento alle istituzioni. Lei è stata, Signora Sindaca, capace ed ancora oggi rimpianta Ministro degli Interni, Presidente della Commissione Affari Costituzionali e finanche, fino ad oggi, l’unica donna ad una passo dalla nomina a Presidente della Repubblica. La sua “luminosa” carriera politica, rischia però di essere compromessa da questo inspiegabile arroccamento sullo scranno più alto di Palazzo S.Giacomo.

Lungi da me l’idea di giudicarla solo ed unicamente sulla base degli ultimi accadimenti giudiziari che hanno coinvolto la Giunta da Lei guidata, la mia analisi si basa altresì su elementi ben più evidenti ed oggettivi. Fatti troppo spesso trascurati dalla maggior parte degli osservatori anche loro, forse, troppo distanti da una realtà talmente evidente quanto inoppugnabile.
La Sua, Signora Sindaca, checchè ne Lei ne dica, è una giunta che presenta un bilancio a di poco fallimentare: sotto tutti i punti di vista.

La questione rifiuti, dalla quale Lei si è sempre estraniata imputando ad altri responsabilità e competenze operative, il conclamato fallimento dei piani di recupero per Bagnoli, un Centro Storico il cui degrado è ormai cronico, le periferie della città abbandonate a se stesse, o meglio, ad una criminalità organizzata che pasce e cresce anche sull’inefficienza della Sua amministrazione, un traffico sempre più caotico, una macchina amministrativa che si contraddistingue per sciatteria e sprechi, un sistema di supporto alle fasce sociali più deboli fatto solo di roboanti annunci e mai di concreti e strutturati piani operativi e, quasi fosse una ciliegina su di un’altissima torta di sterco, un bilancio comunale ormai completamente fuori controllo con la prospettiva di raggiungere un deficit record di 100 milioni di euro, in attesa delle devastanti conseguenze dovute alll’intemerata scelta di affidarsi ai derivati finanziari per cercare di recuperare un briciolo di liquidità finalizzata a “tappare” le innumerevoli falle del bilancio comunale.

Ora la vedo arrancare dietro improbabili candidati agli assessorati resi vacanti dall’intervento della Magistratura, la osservo affermare con innaturale tracotanza che Lei no, non se ne andrà, anzi. Per decidere se dimettersi o meno, Lei è andata a Roma, da Veltroni, ed a S.Lucia da Basoslino, manco fossero stati loro ad eleggerla a Sindaco di Napoli. Provi, Signora Sindaca, ad affacciarsi da uno dei balconi di Palazzo S.Giacomo ed ascolti la voce che sale dalla città. Napoli tutta, o almeno la sua parte sana, chiede a gran voce che le faccia un passo indietro e che lo faccia non per gli aspetti giudiziari, già di per se pregiudizievoli, ma soprattutto per una mera questione di opportunità etica, per la Sua conclamata incapacità a governare una situazione ogni giorno diventa sempre più ingovernabile.

Il Suo farsi da parte, Signora Sindaca, sarebbe realmente un gesto di alto senso istituzionale, un irreprensibile atto d’amore per la nostra città: l’unico possibile, alla luce dei fatti. Se così fosse, Lei sarebbe ricordata per essere stata l’unico Sindaco che negli ultimi quindici anni, ha restituito un briciolo di dignità a Napoli ed ai napoletani tutti e per aver avviato, forse, la città ad effettivo “rinascimento”.
19/12/2008
09:02

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E dopo? Chi lo sa…

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Pubblico il resoconto dell'incontro di ieri a cura del buon Francesco Iacotucci (fiacot)
181220081411Oggi c’è stato l’incontro promosso da Decidiamo Insieme di cui parlavo giorni fa, l’incontro pensato da tempo aveva assunto un significato tutto nuovo con gli eventi giudiziari di questi giorni.
L’aria che si respirava nella sala era di evidente attesa, un centinaio di persone rappresentanti della società civile ma anche della cosiddetta elìte mobile erano in religiosa attesa che qualcuno li potesse liberare dal peso che questa inchiesta ha aggiunto al clima di sfiducia già presente nella città.

L’evento catartico non è arrivato, anzi l’ultimo intervento,quello di Leonardo Impegno , ha rotto definiticamente l’incantesimo. Il presidente del consiglio comunale, che coraggiosamente ha deciso di intervenire al dibattito, ha difeso l’operato della Iervolino e la sua proposta di un rimpasto di giunta per finire la consiliatura, pur ribadendo la sua lontananza da certa politica del PD, prendendosi i fischi e la disapprovazione della pur composta assemblea, pronta ad appludire quando Norberto Gallo ha interrotto l’intervento dicendo chiaramente che se ne devono andare.

La ricchezza di questa serata (mirabolabilmente diretta dal fiero Fraba ) è stata data dalla diversità degli interventi che hanno evidenziato le varie anime della questione Napoli e come pezzi di società vivono la crisi ed il futuro. Per primo è intervenuto Marco Rossi Doria che ha ricordato la sua esperienza nelle scorse comunali come uno splendido “esercizio di democrazia” , ha analizzato i possibili scenari legati alla crisi odierna (politica e non solo giudiziaria) mettendo come elemento di primaria importanza il ripristino delle procedure e la mancata attenzione verso gli ultimi e verso i bambini (Napoli città dei bambini…).

Policastro ha ricordato come sembra di essere in un gioco dell’oca dove dopo 15 anni sembra di essere tornati al punto di partenza, qui la sua attenzione è andata alla cittadinanza, alle associazioni, al sindacato, ai controllori assenti che in questi anni hanno permesso che la politica arrivasse di nuovo in un baratro in cui si pensava di non poter mai più cadere. Da qui la riflessione sull’esperienza di “segnali di fumo”, cittadini che, lontani dalla politica attiva decidono di unire le forze per fare quel servizio di vigilanza civile capace anche di essere voce critica e capace infine di proporre azioni per la difesa dei diritti degli ultimi.

Zanardi è partito dicendo che visto lo stato di intrecci tra le varie amministrazioni ed i vari partiti, la magistratura risulta essere l’unico potere capace di ribaltare il potere politico, anche se risulta pura illusione visto che il potere politico torna come prima, stessa cosa accade se cambiano delle persone, il sistema rimane lì. L’unica soluzione è il movimento politico, le masse che si muovono come ad esempio gli studenti dell’onda.

Amendola inizia raccontando la sua giovane esperienza campana (è qui dal 2006) e la sua posizione critica nei riguardi del PD, poi ha allargato la critica alle forze attive (economia, associazioni, imprenditoria..) che non hanno fatto sentire la propria voce. In conclusione, si avverte un vuoto nella politica campana, ma il crollo del Pd non è la soluzione.

Dopo sono seguiti gli interventi del pubblico, non ricordo i singoli interventi ma volevo segnalare la sensazione che mi hanno dato, gli interventi pareva che non fossero rivolti a nessuno, erano per lo più comunicazioni del proprio impegno e della propria storia, quasi come se l’unico desiderio fosse quello di affermare la propria esistenza o il proprio valore in questo momento di crisi.

La mia impressione l’ho detta nell’ultimo intervento, una amministrazione a mio parere si giudica dall’efficienza, dalla trasparenza, dalla fiducia che i cittadini ripongono in essa e nella capacità dell’amministrazione di creare un canale di comunicazione con i cittadini, il comnue di napoli esce molto male valutando questi punti e quindi è da questa valutazione e non dal totonomi che bisognerebbe partire, e soprattutto se non si ritiene di recuperare queste caratteristiche è meglio farsi da parte. Ad Amendola e ad altri che avevano giudicato l’assenza della società civile ho citato come esempio la questione rifiuti e l’esperienza estenuante del forum che pur promosso dalla regione non è ancora riconosciuto, cioè la cittadinanza parla ma spesso con sè stessa perchè non ci sono interlocutori politici con cui si riesca a parlare.

La conclusione è stata affidata a Marco, che ha ribadito la gravità della crisi politica del comune e la necessità di un ricambio, anche a costo di una alternanza “scomoda”, ma parallelamente ha affermato la necessità di organizzarsi, di incontrarsi per discutere dei temi importanti che incombono sulla città, creare una voce forte fuori dal palazzo che metta al centro il futuro della città.

Mi verrebbe da dire “Io speriamo che me la cavo”.. ma quello che è uscito chiaramente dalla riunione di oggi è che c’è un grande lavoro da fare a prescindere dagli eventi di “palazzo”, la bufera giudiziaria ha avuto come effetto secondario quello di svegliare le anime depresse e silenziosamente critiche perchè si è intravista la possibilità di una svolta, la possibilità, diventata lusso ultimamente, di sperare in un futuro migliore, è come se dall’assuefazione che ci rende ciechi e sordi alle mille inefficienze che ci circondano, ci fossimo svegliati per un attimo ed avessimo immaginato come potrebbe essere, da stasera abbiamo avuto la conferma che se vogliamo quelo mondo lì dobbiamo lottare e non smettere mai di pretenderlo.

Insomma, alla prossima!

p.s. Il sunto della serata è parziale e di parte ma è quello che mi è rimasto nella testa, non è una relazione dell’incontro ma è il racconto della serata secondo me.

update 19/12/08 articolo di Roberto Fucito sulla Repubblica (via Napolionline)

18/12/2008
10:59

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Oggi non ho tempo...

iervolinoLeggere le cinquecento e passa pagine dell’ordinanza che ha devastato come uno tzunami il Comune di Napoli non è stato ne semplice ne piacevole. La visione d’insieme che se ne ricava è assolutamente desolante nonché avvilente. Ci sarebbe tanto da scrivere e tanto su cui confrontarsi ma purtroppo, per vivere mi tocca lavorare.

Ergo vi rimando vivamente alla lettura di quanto pubblicato oggi da Daniela Lepore sul blog di Decidiamoinsieme ed all’articolo di Giuseppe D’Avanzo su “Repubblica” di oggi. Le loro opinioni, assolutamente più autorevoli di quelle del sottoscritto, rappresentano un punto di vista “laico”, equilibrato, oggettivo e condiviso dallo sgrammaticato proprietario di queste pagine.

Ricordo inoltre l’appuntamento di oggi pomeriggio che, alla luce dei fatti avvenuti in queste ultime ore, assume una valenza oltremodo fondamentale per chi vuole contribuire ad un possibile progetto di rinascita che questa città merita, aldilà di tutto e di tutti.

PS - sulle mancate dimissioni della Sindaca, e sulla sua mancanza di opportunità politica, faccio mie le parole di Gambale intercettato dalla DIA: "... Ma quella è scema completa. Non si rende conto..."
17/12/2008
10:42

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La goccia che (forse) fece traboccare il vaso.

Iervolino manifesto liftingL’indagine che “non c’era”, ora c’è ed i nomi coinvolti sono di quelli che fanno rumore: L’imprenditore Alfredo Romeo, l'ex assessore alle Scuole Giuseppe Gambale, l'ex assessore al Bilancio Enrico Cardillo, l'assessore Laudario, l’assessore Fernando Di Mezza, l'ex provveditore alle opere pubbliche per Campania e Molise, Mauro Mautone e, “ciliegina sulla torta”, un ufficiale della Guardia di Finanza in forza alla Dia, che avrebbe informato l'entourage dell'imprenditore Alfredo Romeo delle indagini in corso. Nelle indagini sono coinvolti anche due parlamentari: Lusetti, del PD e Italo Bocchino, del PDL. Alla faccia di chi dice che non c’è dialogo fra maggioranza e opposizione (SIC!). Pare che nelle ordinanze di custodia figuri anche il nome di Giorgio Nunes, ex assessore suicidatosi il giorno dopo le “clamorose” dimissioni dell’assessore Cardillo. A leggere ora, le dichiarazioni di quei giorni, c’è da rimanere basiti per l’impudenza e la tracotanza palesata dalla Sindaca e dai suoi sodali (interni ed esterni).

I PM scrivono: "La prospettiva ultima è quella del saccheggio sistematico delle risorse pubbliche, spesso già di per sè insufficienti a rispondere alla drammatica situazione in cui versano Napoli e la sua provincia. Risorse che vengono veicolate verso l’esclusivo ed egoistico interesse di Alfredo Romeo e delle sue imprese in totale dispregio delle regole fondamentali della buona ed efficiente amministrazione". Le ipotesi d'accusa sono, a vario titolo e per i diversi indagati, associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta, alla corruzione e all'abuso d'ufficio.


La Procura quindi, ha finalmente deciso di agire. Fonti interne al Palazzo di Giustizia parlano di provvedimenti pronti fin da giugno di quest’anno. Probabilmente in questi mesi si è consumata una sorta di lotta interna alla Procura. Da una parte c’era chi voleva intervenire immediatamente, come era giusto che fosse, dall’altra chi, terrorizzato per la conseguente e scontata reazione politica (toghe rosse/nere, politicizzazione dell’azione giudiziaria, etc.), avrebbe preferito attendere una “soluzione politica” propria di una lungimiranza poco consona a questa classe politica. Magari la mozione di sfiducia, non passata in consiglio comunale grazie alla “provvidenziale” azione di RC, avrebbe spinto la Sindaca a dimettersi. Ieri però le dichiarazioni della Jervolino - “ sono pulita (…) “- hanno forse convinto il Procuratore Lepore a sciogliere la riserva ed a dare il via libera alla Dia per l’esecuzione dei provvedimenti di custodia cautelare. E’ questa un ipotesi che se confermata, sarebbe un pericolosissimo precedente. I tempi della magistratura non possono essere correlati a quelli della politica.

Aldilà di queste “indiscrezioni” restano i fatti che sono di una inaudita e devastante gravità. Le accuse, se confermate, dimostrerebbero che l’apparato amministrativo napoletano era pesantemente coinvolto in illecite attività finalizzate a trarre vantaggio dal proprio operato istituzionale. E checché ne dica la Sindaca, che al momento risulta non coinvolta nell’indagine (al momento…), la verità contestuale è quella di una giunta completamente delegittimata e non, come si cercherà di far credere, dall’azione della Magistratura, ma bensì dai propri atti istituzionali.

Ora più che mai quella parte di Napoli, non coinvolta in questo pernicioso sistema di potere, dovrebbe a gran voce chiedere le dimissioni della “reale ancella” e dei suoi gaglioffi. Al fallimento gestionale, all’incapacità di governare una città ormai allo sbando, al colpevole immobilismo che deteriora sempre più un tessuto sociale già di per se ai limiti della cancrena, si aggiunge una pregiudizievole condotta morale. Alla luce di ciò, ritengo non esistano alibi e la stessa Sindaca, qualora voglia adempiere ai suoi “doveri istituzionali” dovrebbe assolutamente rassegnare il suo mandato e traghettare la città verso una consultazione elettorale che dia modo ai cittadini di scegliere un nuova classe di amministratori.

Il tempo dei tentennamenti e dei distinguo è ormai finito. C’è bisogno di gesti forti, netti, precisi, prepositivi nel dare a questa devastata città almeno uno straccio di speranza, un ipotesi per un futuro diverso. Traccheggiare in attesa che la tempesta si plachi (ove mai si placasse, sia chiaro) è atteggiamento passibile di “complicità esterna” con chi, in questo momento, è chiamato a dare spiegazioni alla giustizia delle proprie azioni.

Ma a chiedere che tutto ciò avvenga, non posso essere solo io, sgrammaticato blogger che, nonostante tutto, ha ancora a cuore le sorti della sua città.
16/12/2008
10:32

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E dopo?

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Daniela Lepore da decidiamoinsieme.it

After The RainQuella del titolo è la domanda che fa da sfondo all’incontro — titolo completo E dopo? Possibili risposte alla crisi della nostra città. Politica e società davanti al futuro — che abbiamo organizzato per giovedì 18 dicembre. L’appuntamento è alle 17.30 nella sala della Seconda Municipalità, a piazza Dante (sul marciapiede di Mexico).

Del dopo, e anche dell’oggi, discuteranno, insieme con Marco Rossi-Doria (ovvero quello di noi che, all’epoca delle elezioni amministrative, ci ha messo la faccia), Enzo Amendola (Pd), Aldo Policastro (magistrato), Maurizio Zanardi (filosofo, membro del collettivo 33), e Leonardo Impegno (presidente del Consiglio comunale).

L’avviso vi arriva purtroppo quasi all’ultimo momento — come certamente noterete — per il fatto che data e luogo dell’incontro sono state a lungo incerte. Ce ne scusiamo, e vi invitiamo a intervenire compatti, come si diceva un tempo, e magari anche a fare girare la notizia.
15/12/2008
12:08

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Chiacchiere e distintivo

sementadeniroIl comportamento del generale Sementa nei confronti del giornalista Migliaccio oltre ad avere dell’incredibile, è ingiustificabile ed indefinibile. Qualora anche lo stesso si fosse sentito offeso, diffamato o se le “rilevazioni” del giornalista avessero messo a repentaglio l’incolumità sua, o dei suoi familiari, quanto messo in atto da sementa, con lucida premeditazioni, è a mio parere da condannare: senza se e senza ma. La reazione del comandante lascia sgomenti: manifesta una fragilità preoccupante in chi deve assolvere un ruolo così delicato, istituzionale e di legalità.

Quando qualche mese fa s’insediò al comando dei Vigili Urbani di Napoli, il generale Sementa diede sfoggio di una insolita capacità comunicativa. Immediato rimpasto dei vertici del comando, un ufficio stampa affidato a sole donne (dà l’idea di emancipazione e di modernità) e spazi quotidiani sulla stampa che comunicavano in numeri i risultati delle operazioni del giorno precedente. Certo, il compito non era dei più semplici. Bisognava cominciare a razionalizzare compiti e mansioni in un organismo che negli anni si è contraddistinto per il basso rapporto fra il numero dei componenti e gli uomini destinati al servizio in strada, tanto per dire. O anche da un polverizzazione sindacale che fa sì che i Vigili Urbani di Napoli abbiano il più alto rapporto fra componenti e sigle sindacali (uno a sei, se la memoria non m’inganna). Ma si sa, queste sono faccende delicate, d’affrontarsi con il tempo e con la massima “discrezione”. Meglio, ma anche più semplice e soprattutto “d’impatto”, agire subito su l’estemporanea “azione” che nulla cambia ma che tanto colpisce l’immaginario collettivo.

Ecco quindi i vigili urbani scatenati contro i parcheggiatori abusivi che prendevano (e che ancora prendono) in affidamento auto e scooter degli avvocati impegnati al Tribunale, i raid del sabato sera nelle zone della movida napoletana e gli interventi finalizzati a colpire gli abusi dei commercianti sull’occupazione del suolo pubblico. Tutti “fuochi d’artificio” debitamente documentati dalla stampa napoletana afflitta da un pernicioso “culto della personalità” frutto forse di quindici anni di bassolinismo.
Epica rimane la scena, debitamente documentata dalle telecamere di turno, di un Sementa che si lancia addosso ad un motociclista reo di non essersi fermato all’alt di una pattuglia. Ma dopo questa folata iniziale, si è tornati al solito andazzo.

Nulla è più cambiato rispetto a prima ed il caos per le strade regna sovrano. Imperversano la sosta selvaggia, le periferie sono sempre più regno di nessuno e non è insolito incontrare vigili che girano in auto in gruppi di tre o quattro, che si rifiutano di recarsi per controlli in zone appena limitrofe a quelle in cui si trovano comandati. Della tanto strombazzata ristrutturazione della Polizia Municipale poi, neanche se ne parla più.

Insomma, la solita farsa napoletana destinata a perpetuarsi nel solito balletto Sindaca-Assessore-Comandante che nulla produce se non l’ennesimo indegno spettacolo fatto di manifesta incapacità e di colposa inettitudine.
Del caso Sementa, ma anche di PD, di primarie e della periferizzazione di Margellina, se ne parla nel consueto appuntamento domenicale da Norberto, in compagnia di Francesco Iacotucci e di Nunzio Rovito.
12/12/2008
09:19

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Fuori dal coro.

vulpioCarlo Vulpio, giornalista e scrittore, ha seguito la vicenda De Magistris per il “Corriere della Sera”. Come egli stesso racconta sul suo Blog, la sera del 3 dicembre, “dopo che sul mio giornale era uscito un mio servizio da Catanzaro sulle perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri politici e imprenditori”, il direttore Paolo Mieli, invece di sostenerlo nel continuare a lavorare sul “caso Catanzaro” , ha provveduto diligentemente a sollevarlo dall’ incarico. Sul perché di questa decisione, lascio al buon senso tutte le deduzioni possibili. Di certo e di sicuro, Vulpio è uno dei pochi giornalisti che si occupano di giudiziaria, che quando scrive “fa i nomi”. Non fosse altro perché, ha differenza di tanti suoi colleghi, egli gli atti li legge.

Dimostrare gratitudine e solidarietà a professionisti come Carlo è un preciso dovere morale e civile. Questo Blog, nel suo piccolo, lo fa inserendo il link di Carlo nel blogroll , provando a regalare qualche contatto a chi, com’è possibile leggere nelle sua testata, concepisce il suo mestiere in maniera molto chiara: “"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda. (H. Verbitsky)"

11/12/2008
11:23

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La resa dei conti.

Berlusconi mitraAlla consueta presentazione dell’annuale tomo firmato dal Ciambellano di Corte, il presidente del Consiglio, ha pomposamente dichiarato di ritenere “giusta” la “separazione degli ordini perché un pubblico ministero deve far parte di un ordine diverso e deve avere gli stessi diritti e doveri dell'avvocato e cioè andare dal giudice, bussare alla porta e prendere un appuntamento. In questo modo i cittadini sono garantiti”. L’offesa più grande a qualsivoglia intelligenza, è di voler far creder che in questo modo si risolvono i problemi legati alle lungaggini processuali che affliggono da decenni il sistema giudiziario italiano. La realtà invece, come sempre, è un’altra e ben più devastante.

Adilà della questione riguardante la separazione delle carriere, cosa fattibile senza toccare la Costituzione e venduta in maniera semplicistica per toccare meglio l’immaginario collettivo (mia mamma ci crede, SIC!), il vero obiettivo del Cavaliere rimane la modifica del principio costituzionale rigardante l'obbligatorietà dell'azione penale nonchè la creazione di due Csm separati: uno per i magistrati giudicanti e uno per i pubblici ministeri. Quest’ultimo diverrebbe titolare della potestà della pubblica accusa, assumerebbe il comando della polizia giudiziaria, avrebbe pieni poteri di controllo sugli stessi e sarebbe sottoposto agli indirizzi dati dal governo. Di fatto, si vorrebbe trasferire l’autonomia dell’iniziativa penale (art.112), oggi obbligatoria, e sottolineo obbligatoria, per i Pubblici Ministeri, alla discrezionalità politica della maggioranza di governo snaturando il naturale bilanciamento dei poteri, alla base della nostra Costituzione  ed accentrando così sempre più i poteri nelle mani di un unico soggetto. All’origine dell’attuale architettura costituzionale infatti, la Magistratura viene posizionata nell’insieme istituzionale come un ordine autonomo e indipendente, soggetto solo alla legge, sottratto ad ogni rapporto di dipendenza da soggetti esterni, in particolar modo, a quello del potere politico. Con questa ventilata riforma, non sarà più così.

berlusconi_cornaMa del resto che lo scontro (o presunto tale) fra le Procure di Salerno e Catanzaro fosse foriero di un nuovo rigurgito “revisionista-costituzionale” da parte del Cavaliere e della sua cricca, era cosa facilmente prevedibile. Quale più grossa occasione (o presunta tale) per poter porre di nuovo sul tavolo la riforma dell’ordinamento giudiziario. Del resto, a ben vedere, è ormai l’unico baluardo che gli rimane da espugnare. I principali mezzi di comunicazione o sono direttamente controllati da lui in quanto imprenditore (Mediaset/Il Giornale), o dai suoi amici (occasionali e non, a mezzo Medio-Banca), o hanno il suo controllo politico (la Rai). I poteri finanziari, checché se ne dica, sono dalla sua parte o per convenienza, o per timore di rappresaglie (vedi quanto accaduto a SKY). Nell’agorà politico il PD è sempre più un ectoplasma ed a Di Pietro viene lasciata la facoltà di strillare liberamente, giusto per lasciare a questo Paese una parvenza di libertà e democrazia. L’unico elemento dello Stato, quello più importante in quanto deputato al controllo, fino ad oggi, in un modo o in un altro, era riuscito a sfuggirgli nella sua quasi totalità dei componenti.

Ma con questa “fanta-riforma” Berlusconi “normalizza” anche questa “anomalia” regolando in un colpo solo, non solo i suoi personali conti con la Magistratura, ma destrutturando l’unico potere di controllo non ancora facilmente assoggettabile alle sue influenze ed esigenze (fatta eccezzione per i "Lodi", ovviamente).  E’ questo un “delirio” che potrebbe riportare indietro di secoli il nostro Paese. Fino ad ora la funzione giurisdizionale è stata esercitata “in nome del Popolo italiano” perché nel perché nel nostro ordinamento è il popolo l'organo sovrano, non il capo del governo. Fra qualche mese potremmo tranquillamente ritrovarci ai tempi dello statuto Albertino laddove la Magistratura rappresentava non un potere autonomo, ma un ordine direttamente soggetto al Ministero della Giustizia.

E' forse questo il vero obiettivo del Cavaliere, “la giustizia emanata dal Re, ed è amministrata in suo nome"?