Secondo quanto riporta il sito Valori.it, legato a Banca Etica, la Direzione Generale Ambiente della Commissione europea ha bocciato, nella serata di venerdì, il decreto rifiuti approvato dal Consiglio dei ministri a Napoli il 21 maggio scorso. Il provvedimento risulterebbe infatti in contrasto con la normativa comunitaria in materia di trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Le obiezioni dell'Ue riguardano soprattutto gli articoli che contengono deroghe: la Commissione ha infatti criticato l'articolo 9 (relativo alle deroghe sulla valutazione di impatto ambientale per i siti che saranno adibiti a discariche) e l'articolo 18 (che prevede un lungo elenco di deroghe alla normativa vigente in materia ambientale, igienico-sanitaria, di prevenzione incendi, sicurezza sul lavoro, urbanistica, paesaggio e beni culturali). I tecnici avrebbero sollevato le loro obiezioni direttamente ai rappresentanti del governo italiano a Bruxelles, indicando i punti critici del decreto.
Il parere della Commissione europea non è comunque vincolante per il governo di un Paese membro. Naturalmente, però, qualora Berlusconi e suoi ministri decidessero di andare avanti e di non ascolare i rilievi dell'Ue, si aprirebbe una procedura d'infrazione contro l'Italia. E sarebbe la seconda volta: il nostro Paese è già in procedura d'infrazione, e sempre per lo scandalo dei rifiuti.
Le molteplici discussioni che leggo in questi giorni sui vari blog a cui partecipo, relativamente all’evolversi dell’emergenza rifiuti in Campania, mi sta lentamente conducendo ad uno stato di nausea. Ho la netta sensazione che fra dietrologie di vario titolo e strumentalizzazioni più o meno assortite, si perda di vista non solo la gravità della fattispecie, ma anche e soprattutto i possibili futuri scenari con i quali saremmo costretti a confrontarci da qui a qualche settimana.
A tal proposito quindi, pubblico il link dove poter scaricare l’'ordinanza con la quale il Gip di Napoli ha firmato i 25 arresti (tutti ai domiciliari) dell'inchiesta della procura di Napoli sull'emergenza rifiuti in Campania.
Sono 653 pagine a mio parere, dense di significato. Sia chiara una cosa: lungi da me l’intenzione di emettere fin da ora una condanna (per quello ci sono i magistrati). Di certo ciò che si legge in quest’atto, pieno zeppo di elementi probatori, dovrebbe in qualche modo risvegliare le coscienze sane di questa città e riunirle attraverso un unico comune denominatore. Se ci sono delle norme, esse vanno rispettate ed in nome di qualsivoglia emergenza, non si9 può accettarne alcuna deroga.
Se così non sarà, allora veramente avrà un senso cominciare a parlare di “regime”. Farlo ora, è pura agiografia.
cfr: corriere.it
Oranghi di Greenpeace di fronte al cancello del centro tecnico di Coverciano, dove l'Italia sta preparando gli Europei di calcio. La protesta è contro uno degli sponsor principali, la Nutella Ferrero, che viene prodotta utilizzando olio di palma, e dunque contribuendo alla deforestazione. Gli attivisti hanno ottenuto di incontrare il capitano della nazionale, Fabio Cannavaro, al quale hanno consegnato una lettera sulle conseguenze della deforestazione per gli oranghi.
Sono certo che in questo preciso istante qualcuno, di mia ben nota conoscenza, starà attaccato al telefono per far "pesare" adeguatamente il proprio peso inserzionistico. E magari cadrà pure la testa di qualche povero addetto stampa su cui si infierirà a mò di capro espiatorio (l'agnello sacrificale o per meglio dire, colpirne uno per educarne cento).
In ogni caso, e checchè se ne dica, anche "giganti" hanno i piedi d'argilla.
Quasi dimenticavo. Sul sito della Ferrero, è inserita una sezione sulla "responsabilità sociale".
Pare che il nostro amato Premier, impresario nonché capo-comico della compagnia di giro “bagaglino-chigi”, di fronte all’azione della magistratura napoletana che interveniva sul perpetuo scempio della gestione dei rifiuti in Campania, si sia sfogato lamentandosi de “l’ingovernabilità totale della magistratura a Napoli”. Certo, qualcuno avrebbe dovuto spiegargli che nel Paese in cui lui è Presidente del Consiglio, l’autonomia della magistratura è prerogativa sancita dalla costituzione e se tu non metti mano alla sua modifica, hai voglia a lamentarti: quei “sovversivi” delle Procure continueranno a perseguire i reati.
Se poi anche il tuo “braccio armato” contro la munnezza (Bertolaso), ti chiama e fra inconsulti singhiozzi si lamenta del fatto che tutti sono "cattivi con lui" e che di questo passo se ne torna a fronteggiare alluvioni e terremoti, allora non resta che attivare da subito la “gioiosa macchina da guerra” per ristabilire un minimo di ordine (cribbio!).
In primo luogo, ha chiamato uno dei suoi avvocati-senatori di comprovata esperienza ed affidabilità (Ghedini) affidandogli il compito di preparare un disegno di legge (o forse è meglio un altro decreto-monstre?) da far approvare venerdì dal Consiglio dei Ministri: chi compie o diffonde intercettazioni illegali, finisce dritto a marcire nelle patrie galere (a cominciare da Tronchetti Provera accompagnato da Massimo Moratti ?) e per chi le pubblica, multe salatissime (pagate anche con i contributi pubblici all’editoria?) Insomma, bisogna mandare un segnale forte e chiaro a questi benedetti magistrati (non tutti, sia chiaro) che non ne vogliono saperne di genuflettersi una volta e per tutte, dinanzi al “Re Sole d’Arcore”.
"(...)Ma i blogger non sono solo opinionisti estemporanei più o meno informati; molti si documentano, ricercano e pubblicano dati. E’ il caso del blogger Fraba, che con il testo del decreto governativo alla mano, rileva come nella discarica di Chiaiano potrebbero andare a finire sostanze molto pericolose per chi vi vive intorno. Scrive: « A violenza non si risponde con la violenza. Che il decreto preveda una fattispecie a dir poco criminale non assolve né giustifica chi in questi giorni ha messo a ferro e fuoco un quartiere. Né, tanto meno, ho mai sentito affermare dal Sindaco di Chiaiano, né dal suo collega di Marano, che i motivi della protesta erano legati a tale aspetto». (...)"
Diciamolo. Per uno come me che stringi-stringi “nun’è nisciuno”, ritrovarsi citato niente poco di meno che dal CORMEZ, è motivo di sottile compiacimento. Ringrazio l’autore, Francesco Nardi, ma una precisazione è d’obbligo.
L’analisi del decreto governativo sui rifiuti non è solo opera del sottoscritto ma il frutto di un confronto con due blogger molto più seri ed attendibili del sottoscritto. Divido quindi volentieri questa citazione con Daniela e Francesco a cui rivolgo il mio più sincero ringraziamento per avermi procurato il documento e per essersi confrontati con me sull’argomento.
Strofinare le teste, serve. Soprattutto quando le teste contro cui vai a strusciarti possiedono un maggior numero di neuroni di quelli abusivamente alloggiati nella “capa” del sottoscritto.
Fabio Alemagna, che si firma in rappresentanza del “Comitato Allarme Rifiuti Tossici, Coordinamento Regionale Rifiuti, Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Napoli”, mi accusa, in un commento a questo mio post, di non poter “cianciare” riguardo ai fatti di Chiaiano, in quanto io, a differenza sua, a Chiaiano “non c’ero”. Cosi come, sempre a differenza sua, io ieri non ero a Marano “a denunciare davanti alle telecamere la questione dei rifiuti tossici” e non ho scritto “emendato da altri membri del coordinamento regionale - il comunicato stampa del decreto che fa il punto anche sulla questione dei rifiuti tossici” e non ero con lui a “placare gli animi ed a suggerire strategie migliori per la lotta”.
Secondo i criteri di Fabio quindi, ma a questo punto oserei parlare di “dogma”, il solo fatto di non avere fatto tutto ciò che lui ha fatto, dovrebbe inibirmi non solo dal poter avere sull’argomento qualsivoglia opinione (giusta o sbagliata che sia), ma anche di poterla esporla su queste mie umili e sgrammaticate pagine. Insomma il non aver preso qualche manganellata a Chiaiano mi esclude di diritto dall’avere idee, tanto più se le stesse non collimano con quelle del buon Fabio. Se così è, ecco allora che il mio pensiero (sgrammaticato e futile) diventa una “sentenza sparata dalla comodità della mia seggiola”.
Inutile dire che di fronte a queste manifestazione, che non esiterei a definire di pura intolleranza, resto allibito e profondamente deluso e amareggiato. Questo non tanto per ciò che io scrivo, oppugnabile dalla prima all’ultima (sgrammaticata) parola, ma per come una persona come Fabio, membro attivo di comitati, coordinamenti e quant’altro, persona quindi “impegnata” attivamente a cercare di costruire un futuro differente per questa terra, opponga ad un legittimo dissenso, un atteggiamento ingiustificatamente duro e finanche ostile nei miei confronti.
Ma dov'è lo "scandalo", l'affronto, l'offesa, l'ingiuria da parte del sottoscritto? Io, semplicemente e banalmente, non condivido certe metodologie di protesta.
Io non condivido i “vaffanculo” strillati sempre, comunque, a chiunque ed a prescindere. Io non approvo l’assoluta incapacità di relazionarsi a chi non condivide le nostre idee o ideologie, chi si avoca l’assoluta saggezza, la certezza di stare sempre e comunque dalla parte della ragione, costi quel che costi, l’intransigenza tipica di chi sa di essere portatore, suo malgrado, di argomentazioni forse troppo deboli per reggere ad un confronto serio, strutturato, fatto di una contrapposizione finalizzata ad una possibile intesa, alla mediazione indirizzata, quella si, al bene comune.
Io non mi lascio imbeccare da chicchessia, o da chi ideologicamente mi è vicino, ma cerco sempre di confrontare le fonti sulle quali baso le mie discutibili opinioni magari approfondendole in prima persona, anche a costo di passare una domenica mattina a cercare d'interpretare un decreto legge invece che andare a Chiaiano. Io non mi ergo a giudice supremo, non propongo “miracolose” ricette, ma soprattutto, io non insulto liberamente in casa d’altri quando i miei pensieri, i miei pareri, le mie idee e le mie opinioni non sono aderiti dagli altri. Se ciò accade, mi limito a lasciare la stanza e, se convinto della bontà delle mie idee, continuo sereno lungo la mia strada ignorando chi m’ignora.
Chiudo rivolgendomi direttamente al buon Fabio. Mi spiace, ma io dissento dalle tue idee e dai tuoi metodi. Anche io, come te, sono guardingo nei confronti delle “verità ufficiali”, ma questo non vuol dire essere obbligato a perdere raziocinio e obiettività, accettando automaticamente tutte le cazzate dietrologhe, comprese le più fantasiose e catastrofistiche, che mi vengono proposte in cambio. Inoltre, mio caro Fabio, tu m’insegni che le società libere si basano proprio sulle diversità e che l’intolleranza, l’estremismo, il settarismo, sono la perfetta antitesi di quello che noi tutti si definisce come "libertà".
In ogni caso, il dissenso, seppur legittimo, non giustifica qualsivoglia violenza: fosse essa anche solo verbale.
Le riflessioni sono firmate da chi certe faccende, le conosce e le conosce fino in fondo: D’Avanzo e Alessandro Iacuelli.
Nei due scritti, a mio parere, esiste una (tragica) linea di continuità: il decadimento di una società civile, frutto del bassolinismo, e la definitiva abdicazione dello Stato in gran parte dei territori napoletani.
La proposta invece, è firmata Daniela Lepore: “si potrebbe provare a fare un po’ di lavoro (duro) nel merito, provando a “praticare” lo spazio intermedio fra il coro entusiasta della forza-decisionista e il “fronte del no”. Ovvero, più che scrivere una “opinione” da qualche parte (o anche, oltre a farlo), provare a costruire una piccola lista di proposte di merito sul dl (che prima o poi dovrà pure essere convertito, o no?) da sottoporre pubblicamente alle “opposizioni” parlamentari (tendenzialmente tutte) e perfino ai governanti (ché alcuni mi sembrano ragionevoli almeno a corrente alternata: per es. il ministro dell’Interno).
Concentrandosi — a mio avviso — sullo speciale regime giuridico campano, sull’avvio del normale ciclo dei rifiuti (compresi vera differenziata, scioglimento definitivo di commissariato e bacini e simili), sul punto delle bonifiche (delle discariche — chiuse o non — malfatte, dei siti inquinati dai rifiuti speciali clandestini ecc.), sul tema della partecipazione dei cittadini (al di là dell’approccio educational che emerge nel decreto.
Per fare ciò senza dire ovvietà o vaghezze, però, bisognerebbe provare a parlare con alcuni “tecnici”, oltre che piacevolmente incontrarsi (in pochi o in molti). E magari anche riutilizzare qualche buona pratica nota (o meno nota).”
A margine, due parole sulla partecipazione di Bertolaso ieri sera da Vespa: “(…)nei siti individuati conferiremo solo i rifiuti prodotti dai cittadini napoletani e null’altro. (…)il tutto avverrà attenendosi strettamente alla normativa europea relativa allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.” Falso: Bertolaso ha penosamente mentito.
Nei siti ci finiranno, per decreto, anche rifiuti tossici industriali (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose; ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose; fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose; idrocarburi totali.)
Chiedere (pretendere) credito, alla luce delle menzogne che poi si raccontano, è a dir poco ridicolo. Così come è ridicolo un movimento di protesta che si lascia strumentalizzare e manovrare dai titoli accademici, dalle altrui ambizioni, finanche dalla camorra, e che non ha la capacità di ragionare con la propria testa magari semplicemente leggendo i decreti legge. E su quelli che ci si dovrebbe concentrare per smascherarli in modo efficace e certo, Rincorrendo le utopie, le chimere accademiche mai comprovate, si corre il rischio solo di lasciare spazio alle bugie istituzionali, alla legittimazione di uno status quo, rendendosi incosapevolmente complici.
Se fossi napoletano mi vergognerei di me. Non tanto per i rifiuti, per la trasandatezza fatale della città, per la brutta figura eccetera. Napoli ha sempre scambiato con il resto del mondo, che la voleva scioccamente sorridente, un suo ghigno indecoroso che mi piace, che affascina ed è regale anche quando è laido, puzzolente.
Mi vergognerei piuttosto per la totale assenza di una classe dirigente e per l'indulgenza con cui la città accetta di essere trattata, in mancanza di alternative, come una appendice coloniale fastidiosa e riottosa. I ministri arrivano in pullman, il governo è in visita all'estero, la conferenza stampa si farà nel palazzo dei Borboni, i proconsoli di lingua endogena abitano i loro appartamenti regionali e municipali ma sono virtualmente esclusi dalla vita pubblica, inabilitati anche alle campagne elettorali.
Il governo decide per via commissariale da dieci, quindici anni, e non risolve alcunché, adesso si è lodevolmente messo in testa di farla finita, attrezza soluzioni che deve militarizzare, le tiene segrete fin che può, poi giù un po' di botte contro la ribellione della monnezza. Uno si domanda: ma c'è a buon bisogno un napoletano di grido, uno straccio di scrittore, di professionista, di magistrato, di accademico, un capopopolo, un filosofo, un armatore, un poliziotto, un magistrato, un calciatore, un bandito, un giornale, un ex prefetto, una lega di donne, un sindacato, una comunità religiosa, un prete, un cristiano come tanti che sappia prendere in mano, non la città, certo, che è fuori controllo da secoli, ma almeno il discorso sulla città?
C'è qualcuno che sia in grado di dare un qualunque significato a quello che succede?
Questo è l'impudico disastro di Napoli, inquietante e osceno, non il fatto che non si risolvano i problemi, bensì il fatto che la città ha perso la voce, non fa più nemmeno rumore, trasmette l'onda piatta e decerebrata della morte urbana, della fine della fantasia, pure quella in discarica come tutto. Eppure Napoli è l'intelligenza fatta città. Da sempre è così che ne conosciamo e onoriamo la bellezza, la prestanza culturale, l'ambizione piena di smagata capacità di affabulazione, di persuasione, tutti sempre convinti, edotti, fatti furbi e anche fessi dal Gran Signore Napoletano charmant capace di spiegare l'inspiegabile. Napoli è una delle grandi anime di questo paese, un suo profilo liberale e borghese e giacobino ma anche aristocratico e schiettamente reazionario, ma sempre ben intagliato nel fiume della parola napoletana, e davvero se quell'anima dovesse rivelarsi mortale il declino del corpo nazionale che la contiene e nutre sarebbe senza speranza.
Cercasi napoletano o gruppo napoletano in grado di spiegare come mai quella è l'unica area urbana al mondo in cui non si riesce a smaltire la spazzatura. Accettasi ogni tipo di spiegazione, anche irridente, surreale, provocatoria, purché si interrompa un lungo e sinistro silenzio. Non tollerasi che tutto finisca con grevi scazzottate con la polizia di don Silvio Berlusconi intorno a dei buchi dove ricoverare le deiezioni della città. Napoli si faccia viva, sennò è molto morta.
cfr: "Il Foglio" 26, maggio 2008