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L'ultimo inganno.
Corea. Giappone e Francia bloccano (od accennano a farlo) le importazioni di mozzarella dall’Italia. In un paio di giorni si bruciano 30 milioni di euro di fatturato (in scioltezze & in amicizia). La macchina governativa va in fibrillazione: Ministeri degli Esteri , della Salute, delle Politiche Agricole, Commercio Estero insieme a Regione Campania e tutte le ASL competenti, si ergono a difesa del prodotto. “E’ tutto sotto controllo, ogni allarme è immotivato.” Certo, ci sono sequestri cautelativi per più di 60 allevamenti, ma come sempre accade quando è in ballo il buon nome del “made in Italy”, tutto è assolutamente relativo. Con la mozzarella bloccata alle frontiere e con un bel po’ di soldi che vanno in fumo, tutti si agitano, indagano, sequestrano, dichiarano, smentiscono e chi più ne ha più ne metta. La reazione è immediata e decisa. L’obbiettivo è uno solo: tentare di mettere una pezza (business is business). Poco conta che la realtà è assai diversa.Nei terreni adiacenti ai comuni di Acerra e di Cercola sono stati misurati nel terreno picchi di 50 e più picogrammi di diossina. A Severo, nel 1976, ce n’erano 49,6. Intervenne l’Esercito con reparti specializzati per la bonifica e l’area fu immediatamente evacuata. Sempre nel comune di Acerra, località Calabricito, la Sogin ha recintato un terreno dove la presenza di diossina è 10 mila volte superiore ai limiti imposti dalla legge. Tutto intorno ci sono coltivazioni e pascoli. In queste campagne i rifiuti tossici che non riuscivano ad essere interrati, venivano usati come fertilizzante per il terreno e non c’era solo la mano della camorra. L’indagine denominata “Ultimo atto”, approdata in giudizio, vede tra gli imputati alcuni sottoufficiali dei carabinieri, ritenuti collusi con i dirigenti della ditta Pellini che si occupava di trasportare dal Nord polveri di macinazione dell'alluminio, polveri di abbattimento dei fumi, liquame di risulta dei composti chimici.
Tutta roba che grazie ai documenti falsificati arrivava classificata come “residui riutilizzabil” nei centri di stoccaggio del centro-Italia, e poi veniva buttata nelle discariche abusive e, soprattutto,nei campi coltivati.Racconta Maria Cristina Ribera, sostituto Procuratore antimafia: “In questi impianti di compostaggio solo falsamente era effettuata la lavorazione. Sempre falsamente questi rifiuti erano spacciati come “compost” ovvero fertilizzante e quindi venivano smaltiti sui terreni”. Di accertato e conclamato c’è il fatto che nel corso degli ultimi 15-20 anni qualcuno ha sversato sulle campagne di tutta la provincia a nord di Napoli (Acerra, Giuliano, Qualiano, Bacoli, Villaricca, Caivano) milioni di tonnellate di rifiuti tossici di origine industriale. I protagonisti di questo immondo scempio non sono solo camorristi. Parte dell’imprenditoria locale aveva deciso di buttarsi in un nuovo ramo d'affari.
Donato Ceglie, Magistrato alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere: “Si è messa in moto un’economia illecita, criminale ma abbastanza alla luce del sole e quindi laddove c’era una cava abusiva, laddove c’era un fosso, è stato riempito ed è stato riempito di rifiuti. Ed è facile leggere il motivo economico. Affidarsi agli eco-criminali, affidarsi agli eco-mafiosi, consente un abbattimento dei costi, a fronte di un corretto smaltimento dei rifiuti, pari fino a circa il 90%”.
Sull’emergenza “sacchetto” sono state spese lenzuolate di parole sui quotidiani e sui periodici, ore di trasmissione con annessa “eco-balla” ospitata fra i bianchi divani di “Porta a Porta”. Su quest’altra mergenza, o meglio, su questa conclamata tragedia che ogni giorno in silenzio miete inesorabile le sue vittime innocenti, solo oggi si comincia a sussurrare qualcosa. Sottovoce, però, sia chiaro.
Peccato che Sposini non sia più al TG5: vederlo addentare una mozzarella, così come fu col pollo durante l’emergenza aviaria, sarebbe stato l'ennesima immagine cult di un giornalismo degno della nostra migliore tradizione d'avanspettacolo.
Ma tant’è: fa più notizia una mozzarella bloccata alla frontiera, che centinaia d’innocenti condannati a morire di cancro.
PS: Fabio è stato a Marigliano. Quì trovate la sua video-testimonianza.












Tra poco più di due settimane torneremo a votare. Ho
Quanto costa il silenzio, l’accondiscendenza e la remissività? Tutti hanno un prezzo o gli ideali, le convinzioni e le “giuste cause” sono esenti da qualsivoglia mercimonio?
" Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali." Daniela Santanchè, candidata premier de "la Destra".
Sono stato per quasi quindici anni della mia vita un giornalista sportivo. Nei dieci passati dentro Repubblica, questa è stata la parte più divertente della mia storia professionale - la più interessante no, ma la più divertente di certo: si viaggia, si vedono cose, ti trattano come il gran signore che quasi mai sei, di certo non lo ero io. Ho "coperto" due olimpiadi, due mondiali di calcio, quattro europei under 21, tutti i mondiali ed europei di atletica leggera fra le '87 e il 1996 (l'atletica era il "mio" sport), anno in cui ho cominciato ad occuparmi di altro.
"Lavoro 20 ore al giorno. Mi sveglio alle 7.15 e vado a nanna alle 2.30. In media ho 15-20 appuntamenti quotidiani, di circa 20 minuti ognuno. Le telefonate, tra un appuntamento e l’altro, sono una cinquantina. Pranzo e cena sono invariabilmente riunioni di lavoro. Dopo la cena, lavoro alla scrivania per studiare, stilare dichiarazioni, correggere interviste, preparare gli interventi del giorno dopo".
cfr: Adnkronos