30/11/2007
14:43

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L'inconfondibile stile del primo maggiordomo d'Italia.

Per contribuire al vostro diletto ed al sollazzo, v'invito a far scorrere il video sotto riportato. Trattasi di una vera  lezione di stile nonchè di etica giornalistica, offerta da Bruno Vespa durante il programma Tetris sul La7.

30/11/2007
12:54

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L'agnello sacrificale.

bergaminiPartiamo da un curriculum.
 
Laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università di Firenze, ha conseguito un Diploma Post-Laurea in «American Studies» presso lo Smith College di Northampton, Massachusetts, Usa, focalizzato sul Marketing Politico. Giornalista professionista dal 1999, lavora nella redazione televisiva internazionale di Bloomberg a Londra dal 1997 al 1999 come giornalista e anchor, sia per il canale in lingua inglese che per il canale in lingua italiana. Precedentemente, lavora a Parigi in qualità di caporedattore per l’editore internazionale Analyses et Synthèses, specializzato in pubblicazioni del settore finanziario e bancario. Dal 1999 al 2002 sta nello staff di Silvio Berlusconi e segue le campagne elettorali amministrative e politiche del 2000 e del 2001. Parla correntemente inglese, francese e spagnolo. Nel 2002 viene assunta in Rai, prima come vice, poi direttore del marketing.

Questo è il curriculum di Debora Bergamini, sospesa ieri dalla RAI dalle funzioni di direttore della sezione marketing strategico in seguito alle intercettazioni pubblicate nei giorni scorsi da “La Repubblica”. Dalle stesse si può supporre che durante il governo di centro-destra la RAI era “la centrale unificata di un’informazione omologata e addomesticata, al servizio cieco e totale del berlusconismo al potere”. Insomma a “Repubblica” hanno scoperto l’acqua calda e hanno pensato bene di comunicarlo ai quattro venti sbattendo in prima pagina tutta una serie di “mostri” primo fra tutti, la Bergamini. In quelle stesse intercettazioni compaiono però anche altri altisonanti nomi: Bruno Vespa, Fabrizio Del Noce, Clemente Mimun (all’epoca dei fatti, direttore del TG1).

La RAI ieri ha deciso di “dispensare temporaneamente la Dottoressa Bergamini dal rendere prestazione lavorativa fino alla conclusione del procedimento istruttorio in corso. Si tratta di una misura cautelativa presa a tutela della RAI, per consentire al Comitato Etico di completare gli accertamenti e alla stessa Bergamini, dopo le sue audizioni allo stesso Comitato Etico e all'Internal Auditing, di fornire gli elementi a sua disposizione.

E per il resto della “compagnia”? Vespa e Del Noce sono forse esentati da questo “procedimento istruttorio” o forse che il solo fatto di non annoverare nel loro curriculum una precedente e diretta collaborazione alle dipendenze di Berlusconi li esula in maniera naturale da qualsivoglia indagine?

Diciamocela tutta. Aldilà degli accordi sotto banco fra RAI e MEDIASET, cosa questa nota a tutti da sempre, dubito che la Bergamini, alla luce soprattutto del suo curriculum, possa essere entrata in RAI solo ed unicamente in qualità di “ex segretaria di Berlusconi” e se anche così fosse, tutto si può affermare tranne che la stessa non abbia le avuto le giuste competenze per ricoprire tale ruolo.

La Bergamini è un capro espiatorio. La sua sospensione è l’espediente più rapido ed indolore per far apparire la RAI linda e pinta, pronta con immediata efficienza a porre riparo e rimedio al malfatto esautorando fulmineamente la “malfattrice”. Così facendo si da in pasto alla pubblica opinione un nome, un volto, insomma una qualcosa su cui accendere i riflettori distogliendo l’attenzione dalla vera origine del problema: i criteri di nomina dei dirigenti dell’azienda pubblica televisiva ed una legge seria sulla regolamentazione del sistema informativo italiano. Una legge, in campagna elettorale, era stata promessa da questa maggioranza. Ora se ne riparla: a bassa voce, sia chiaro. Nei fatti dubito che si arrivi mai ad un sistema che escluda la politica dalla gestione del primo broadcasting italiano. Nel frattempo “Repubblica” vuol farci credere che la dirigenza nominata da questa maggioranza, non parla di palinsesti e di notizie del telegiornale e non valuta con attenzione tutto ciò che riguarda l’attuale “editore di riferimento”. Ridicolo.

Dimenticavo: ove mai qualcuno non se ne fosse accorto, ieri sera Vespa era regolarmente in onda con il suo “Porta a Porta”.
29/11/2007
15:41

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Clamoroso: a Napoli scippano pure i Pinguini!

Technorati Profile Archiviato da fraba in: politica, napoli, attualitĂ 
linux_incazzatoIl 13 febbraio il Consiglio comunale di Napoli approva un ordine del giorno che “impegna sindaco e giunta a predisporre le opportune azioni e proposte per accedere al fondo per il sostegno agli investimenti per l’innovazione negli enti locali, attivando la sperimentazione delle applicazioni software a codice aperto e ad utilizzare le stesse per la digitalizzazione del Comune di Napoli.” E’ cosa nota: da queste parti quando si tratta di “innovare”, soprattutto se a spese altrui, siamo sempre in prima fila. Se la cosa poi consente alla “reale ancella” di conquistarsi la sua irrinunciabile dose quotidiana di giaculatorie giornalistiche, allora la quadra è immediata. Detto fatto.

Nei giorni successivi alla notizia dell’ordine del giorno, la “pravda” cittadina si scatena con glorificanti titoli: “Napoli città ultramoderna”. “Napoli come l’Europa: software open source per l’amministrazione cittadina.” “Il Comune risparmia soldi e ottiene finanziamenti per ammodernarsi”. Tutti titoli che, e mi ci gioco tutto ciò che volete, avranno procurato nella "reale ancella", multi orgasmiche sensazioni.

A luglio però, la scena cambia. L’assessore Donata Rizzo D’Abundo, titolare della delega alle reti telematiche, presenta una delibera per un accordo con la Microsoft. Accordo, pluriennale, che prevede l’acquisto di programmi e licenze per un totale di circa un milione di euro. E la decisione del Consiglio presa a febbraio? Svanita nel nulla come la concupiscenza della sindaca.  Le ragioni addotte per giustificare tale radicale cambio d’indirizzo, sono a dir poco risibili. “Attualmente è un processo difficile da inserire. Serve una seria formazione del personale che dovrà utilizzare i nuovi programmi, occorrerebbe aggiornare l’intero parco informatico del Comune che utilizza un codice privato. Non è possibile attuare il passaggio ai programmi open source con rapidità.

E qui mi sorge un dubbio: è possibile che gli utilizzatori di sistemi informatici che operano al Comune di Napoli siano tutti mentalmente insufficienti? O forse che in città come Monaco di Baviera o in aziende come la Mercedes Benz utilizzano forza lavoro proveniente solo ed esclusivamente da Silicon Valley?

La verità è forse un’altra (purtroppo). Non è possibile farsi pagare delle mazzette su dei programmi che, essendo Open Source, sono gratuiti. Infatti come si fa a fare la cresta laddove non esistono fatture, delibere di pagamento e quant’altro?
28/11/2007
16:52

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L' inceneritore di Acerra: una storia infinita.

il termovalorizzatore di AcerraDoveva essere il primo inceneritore della Campania. Ad oggi, è un monumento allo spreco ed all’incapacità. Monito visibile di una fallimentare gestione della gestione rifiuti nella nostra regione. Da febbraio, l’inceneritore di Acerra, avrebbe dovuto provvedere a bruciare 1.800 tonnellate di rifiuti al giorno. 600 mila l’anno. Poi a settembre, furono chiusi i conti di Impregilo (sequestro preventivo di 750 milioni, oltre 300 bloccati dalla Finanza, tra liquidi e crediti), vincitrice della gara d’appalto. Ergo, tutto fermo. Passando per la strada che costeggia l’impianto osservo rabbrividendo un campo dove pascolano degli ovini il cui manto è di un improbabile colore (dal grigio al giallo). L’impianto, apparentemente abbandonato, è una immagine goffa che si perde in un cielo grigio di Acerra.

Per avviare i lavori, ci sono voluti sei anni, dal 1998 al 2004. Per fermarli, è bastato un giorno: quello del sequestro. Sequestro legato al processo che vede fra i rinviati a giudizio Antonio Bassolino d’Afragola e la cui udienza preliminare è cominciata e già finita. La Impregilo però non si arrende, anzi. Dichiara ai quattro venti che l’impianto non è obsoleto come tanti in questi mesi hanno affermato. “È lo stesso che in altri tre posti nel mondo Impregilo ha costruito. L´ultimo a Copenaghen.”

Quello che però Impregilo non dice è che l'inceneritore di Copenaghen brucia non più di 300.000 tonnellate l'anno. La metà di quello di Acerra. Certo, magari in Danimarca hanno una produzione di “monnezza” inferiore alla nostra, ma chissà perché da quelle parti non ci sono impianti che bruciano quantità di rifiuti superiori alle 100.000 tonnellate l’anno. Impianti per altro, distribuiti su tutto il territorio al fine di ridurre al minimo i rischi legati all’inevitabile inquinamento nei confronti di chi, su quel territorio, ci vive. Non solo.

Impregilo dichiara che per il completamento dell’inceneritore di Acerra mancano “appena” 75 milioni di euro: il 18% del costo totale. Il piano PASER 2007 però delibera e finanzia impianti d’incenerimento di una portata di 100.000 tonnellate l’anno e di un importo che non sia superiore a 23 milioni di euro ciascuno. Quindi, calcolatrice alla mano, con quei 75 milioni di euro si potrebbero costruire ben tre impianti da 100.000 tonnellate l’anno che non solo se dislocati in aree distanti abbasserebbero notevolmente il rischio inquinamento di cui sopra, ma anche e soprattutto sarebbero in grado di risolvere pressoché da soli l’annosa emergenza dello smaltimento rifiuti.

Per il completamento dell’opera è stata bandita una nuova gara. Chi vince dovrà in ogni caso riconoscere il rimborso dei 280 milioni di euro fin’ora investiti ad Impregilo più i 75 milioni per il completamento dell’opera. Ciò nonostante la gara non preclude la partecipazione di Fibe (che sempre Impregilo è). L’eventuale evolversi del procedimento giudiziario, dovrebbe chiarire la questione. (Cosa accadrebbe in caso di prescrizione al sequestro ed all’interdittiva che gravano su Impregilo?)

Quanto all’entrata in esercizio, ci vorranno sei mesi dal giorno della ripresa dei lavori, ancora un anno per gli adempimenti e i collaudi. Al netto d’imprevisti, si arriva al 2009. Ma non sempre il tempo è galantuomo.

Questo post è dedicato ad Alex: Buon Compleanno amico mio.
28/11/2007
14:16

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Il Procuratore da riporto.

Technorati Profile Archiviato da fraba in: attualit, politica, giustizia
delli priscoliIl Procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, ha promosso l'azione disciplinare nei confronti di Clementina Forleo, finita sotto accusa per l'ordinanza D'Alema-Latorre. La richiesta, trasmessa legittimamente al Parlamento, richiedeva l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, raccolte nell’ambito dell’inchiesta BNL-Antonveneta, nelle quali emergeva il coinvolgimento diretto di alcuni parlamentari: Massimo D'Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre. Delli Priscoli contesterebbe al gip Forleo “l'abnormità del provvedimento” ma non per la richiesta in sé, assolutamente legittima, ma bensì per i pesanti giudizi introduttivi che prefiguravano (a suo dire) per i parlamentari, una posizione nel procedimento differente dalla realtà: insomma la Forleo avrebbe “descritto” D’Alema & C come se fossero essi stessi già indagati.

Sempre secondo la contestazione fatta dal Procuratore generale della Cassazione, la Forleo “osò” definire D’Alema e Latorre “consapevoli complici di un disegno criminoso” (evidentemente in combutta con il presidente dell'Unipol, Giovanni Consorte), lasciando così intuire (INTUIRE, attenzione) il possibile concorso nel reato di aggiotaggio.

Clementina non appare affatto stupita di tutto ciò, anzi: “Sembra la cronaca di un provvedimento annunciato, anzi di una morte annunciata”. E non è l’unica a non rimanere sorpresa. Il presidente emerito di Cassazione e giudice in pensione, Ferdinando Imposimato, aveva dichiarato in ottobre: “So di sicuro di pressioni sul pg perché fosse avviato un procedimento disciplinare contro la Forleo al pari di quanto ha fatto contro De Magistris”. Oggi, a procedimento avviato, è indubbio che le parole di Imposimato facciano un certo effetto. Qualcosa si muoveva da tempo e negli “ambienti” giudiziari e la cosa era di dominio pubblico.

Per di più il procedimento promosso dal “fido” Delli Priscoli non è centrato sulle dichiarazioni di Clementina ad “Anno Zero” ne sulle sue denunce di “pressioni istituzionali”. No: il procedimento è stato aperto sul provvedimento con il quale la Forleo chiese alla Camera l’autorizzazione ad utilizzare le telefonate dei parlamentari intercettati. Dunque un’inchiesta disciplinare nel merito del suo lavoro di magistrato, non più sul suo rapporto ambientale con gli uffici giudiziari milanesi, cosa questa già oggetto di attenzione da parte del CSM. Non solo.

Nel leggere l’opera di Delli Priscoli tornano in mente i punti indicati da D’Alema nella sua memoria difensiva presentata a suo tempo alla Camera. In quel documento il vicepremier si augurava una censura all’operato di Forleo, ritenendolo “abnorme” e “diffamatorio”. “La valutazione di tale condotta” - scriveva D’Alema – “potrà, se del caso, essere adeguatamente valutata da altri organi istituzionali”. E Delli Priscoli, a quanto pare, è uno a cui le cose basta indicarle. Prendendo alla lettera D’Alema, nella sua contestazione alla Forleo parla proprio di “provvedimento abnorme” e di “diffamazione nei confronti dei parlamentari” in questione.

Semplice coincidenza, plagio o asservimento?
27/11/2007
09:49

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In piedi: entra (ed esce) la Corte.

togheTribunale di Napoli. Udienza preliminare per lo scandalo rifiuti. Fra i rinviati a giudizio, Antonio Bassolino, Piergiorgio Romiti ed altri ventisei imputati. Si depositano gli atti per la costituzione delle parti civili e poi il gup, con un eloquente gesto, allarga le braccia: mancano le notifiche a ottanta comuni e ad un imputato. Tutto rinviato a gennaio 2008.

La strategia della difesa è chiara: cercare di prender tempo per arrivare alla prescrizione. Per impedire che ciò accada la Procura ha deciso di notificare alle parti attraverso la pubblicazione di avvisi sui quotidiani. Una sorta di “Pubblicità Progresso” all’incontrario. Nonostante ciò, nessuno in Procura nasconde il timore che la prossima volta ci possano essere una valanga di eccezioni per “difetto di notifica”. La processo quindi rischia di non entrare mai nel vivo del dibattimento. Il tutto si gioca proprio sulla faccenda delle notifiche: senza la corretta espletazione delle stesse, non si va avanti.
L’ambiente è quello tipico delle aule di tribunale napoletano: il caos totale. L’aula stracolma ed il clima di confusione totale impedisce di comprendere finanche cosa dicano gli avvocati od il giudice. A tal riguardo il GUP ha disposto la registrazione audio degli interventi.

0311bassolinoFra le parti civili costituite, quella della Regione Campania che contro il suo attuale Goverantore dichiara: “sono stati compromessi diritti fondamentali come la salute dei cittadini e l'imparzialità dell'attività amministrativa (…) Sono stati pregiudicati gravemente l'immagine e il decoro della Regione (…) in funzione di quanto sopra, l’Ente dovrà sostenere i costi per le conseguenze dei reati.Leggo e ho la netta sensazione che tutto ciò altro non sia che l’ennesima farsa allestita per salvare la pelle al “vicerè”. Ai più potrò apparire affetto da “dietrologia perniciosa”, ma le parole di Massimo Krogh, il penalista che insieme all’avvocato Fusco difende il “vicerè”, confermano questo mio presentimento: “Antonio Bassolino aspira a una giustizia rapida (SIC!) per dimostrare al più presto l'infondatezza delle accuse. Purtroppo non possiamo nascondere che l’inevitabile clima di confusione, risulta penalizzante per tutti.

Tutti a casa quindi. Se ne riparlerà, forse, il 14 gennaio. Sarebbe forse il caso che il “bipede-sannita” si decida a fare il suo mestiere? Ne dubito: la sua incapacità è assolutamente conclamata. Benvenuti a Napoli, signore e signori, dove l’amministrazione della giustizia non conosce Giustizia.
26/11/2007
11:37

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Appuntamento al PAN.

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locandina
Martedi 27 novembre 07 ore 17:30
Napoli Pan - Palazzo delle Arti via dei Mille 60




Non è così facile. Politiche urbane a Napoli a cavallo del secolo




Scritti di Attilio Belli (curatore), Gilda Berruti, Giovanni Laino, Laura Lieto, Daniela Lepore, Annalia Mesolella, MariaFederica Palestino, Michelangelo Russo, MariaTeresa Sepe, Ilaria Vitellio. (FrancoAngeli, Milano 2007)

ne discutono
Roberta Amirante (architetto, università di Napoli Federico II)
Mauro Calise (politologo, università di Napoli Federico II)
Carlo Donolo (sociologo, università di Roma La Sapienza)
Luigi Mazza (urbanista, politecnico di Milano)
moderati/provocati da Paolo Macry




E' la presentazione di un volume collettivo, ma vuol essere soprattutto una occasione per discutere di Napoli a partire dalle politiche degli anni '90 che nel libro si è cercato di ricostruire/commentare in modi e con tagli anche abbastanza diversi.

22/11/2007
10:45

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La piazza, la protesta, le cariche della polizia (o presunte tali) e le domande scomode.

scontri 2Sono le dieci di una mattina e dopo due giorni di freddo l’aria è mite. E lo sono anche i circa 5.000 manifestanti convenuti davanti a Palazzo San giacomo, sede del Comune di Napoli, per manifestare contro l’amministrazione che non paga i propri debiti contratti con le strutture e le organizzazioni che si occupano di assistenza sociale, da tempo ormai immemore. Diciotto mesi e sessanta milioni di euro: sono questi i grossi margini che delimitano la problematica.

Sono tante le sigle che oggi manifestano in questa piazza, forse troppe. Uno dei principali problemi di questa protesta è proprio l’estrema parcellizzazione dei soggetti manifestanti. Parcellizzazione che parte dalle aree d’intervento (minori, tossicodipendenti, disabili, famiglie in condizioni di disagio, etc) e che si estende anche nelle richieste alla base della protesta. C’è a chi sta a cuore “semplicemente” la questione meramente economica, e chi guarda oltre, al domani ed anche al dopodomani. Martedì sera, durante il primo incontro ufficiale con l’assessore ai servizi sociali Riccio, si è schivato il trappolone tipico di queste fattispecie: vi paghiamo gli arretrati, interrompete la protesta. No, gli è stato risposto. Troppo comodo. La piattaforma di richieste alla base della protesta preveda ben altro. I debiti vanno pagati, ma questo è cosa logica e consequenziale di un diritto acquisito e certificato. Sul tavolo ora ci sono richieste ben più importanti, richieste che hanno come obiettivo principale ed assoluto la stabilizzazione di un servizio che, per legge, viene definito “indispensabile”.

In ogni caso un primo risultato c’è ed è evidente ed è il frutto di un’azione di sensibilizzazione sulla pubblica opinione che mai prima era riuscito. Il servizio di giovedì scorso passato a “Le Iene” ha costretto il sistema dei media locali ad accendere una luce su fatti fino ad oggi quasi sempre oscurati e/o minimizzati. Oggi invece, Piazza Municipio è tutto un brulicare di telecamere, taccuini e microfoni. Alle 11 una delegazione viene ricevuta nuovamente dall’assessore Riccio. Viene redatto un documento congiunto ma durante la stesura ci sono momenti di tensione. Ancora una volta si evita l’ennesimo trappolone politico. I tavoli tecnici si fanno su questioni e problematiche ben definite e non su l’aria fritta infarcita di politichese. Tuttavia la si spunta ancora una volta: Riccio si è già impegnato con tutta la stampa. Fare marcia indietro ora, lo coprirebbe di ulteriore vergogna. Quando la delegazione scende dalle stanze di Palazzo San Giacomo ed annuncia l’accordo, una parte di essa esulta: i soldi arrivano, forse. Una parte di essa però, quella più disillusa ma anche più realista, storce il naso. Tuttavia e seppure a ranghi ridotti, e passato da poco mezzogiorno e gran parte dei manifestanti hanno abbandonato la manifestazione, ci si dirige verso la sede della Regione a Palazzo Santa Lucia. Ed è qui che le cose si complicano.

scontri Gli organi regionali erano stati informati della manifestazione e della richiesta, da parte di una delegazione, di essere ricevuti. Fare arrivare mille persone e lasciarle in attesa per due ore, senza neanche rispondere al telefono, è sintomo di strafottenza totale. Ed è così che alle 14,00 il corteo si dirige verso il vicino incrocio fra Via Santa Lucia e via Partenope con l'intenzione di bloccare il traffico. Non appena giunti sul lungomare le forze dell’ordine, fino a quel momento discrete nel loro operato, si dispongono in assetto anti sommossa. Alle 14,05 i manifestanti invadono Via Partenope interrompendo la viabilità. I funzionari della DIGOS e del reparto Celere immediatamente preavvisano i manifestanti: “o liberate la carreggiata o carichiamo.” Gli animi cominciano a scaldarsi ma tutto sommato la situazione è sotto controllo. Alle 14,15 viene liberata parte della sezione stradale. Il traffico comincia a defluire ma si aspettano notizie da Palazzo Santa Lucia. Qualora la delegazione non venisse ricevuta, i manifestanti sono pronti nuovamente ad invadere l’intera carreggiata. Dalla Regione arriva l’ok all’incontro ed i manifestanti ritornano sui loro passi dirigendosi nuovamente sotto il palazzo della Regione. Prima però, si vive qualche minuto di tensione. Qualche parola di troppo, la pressione dei manifestanti sul cordone di poliziotti, scatena la rabbia di qualche testa calda. Niente di grave però. Solo qualche spinta di troppo per evitare il peggio. Nessuna carica, nessuna manganellata, nessuna violenza. Si è trattato del naturale gioco delle parti tipico delle manifestazioni di piazza: io che protesto cerco di conquistare un metro di piazza in più, tu poliziotti cerchi di fermarmi. Fine.

Oggi i giornali, CORMEZ in primis, sparano a tutta pagina di “cariche” ingiustificate dei poliziotti nei confronti dei manifestanti elle cui fila vi erano anche dei “diversamente abili”, di manganellate e violenze assortite che hanno prodotto fina anche un ferito “regolarmente” refertato al Loreto Mare. E’ assolutamente falso. Io c’ero e le cose sono andate in maniera totalmente diversa da come riportato dalla stampa. Strumentalizzazioni utili solo a depotenziare una legittima protesta e ad affrancare agli occhi della pubblica opinione chi ieri era in piazza (Polizia compresa) come teppaglia.
O forse questo modus operandi nasconde altro?

I debiti contratti con le organizzazioni sociali erano il frutto di una precisa programmazione inserita nel bilancio del Comune di Napoli ergo, questi soldi erano presenti, anche fisicamente, nelle casse dell’amministrazione pronti ad essere erogati. Che fina hanno fatto? Dove sono andati a finire? A cosa sono serviti? Perché i giornali napoletani non approfondiscono questi banali quesiti invece di raccontare di immaginari cariche della polizia?

Per riaprire le discariche sono stati pagati 200 milioni di euro CASH. Senza questi pagamenti, a carico del Comune, le strade di Napoli sarebbero ancora oggi invase dai rifiuti. Perché nessuno prova a scoprire come sono stati reperiti in così breve tempo una tale ingente mole di denaro?

Io faccio il blogger e certe cose le ho “sentite”. Chi di professione fa il giornalista, lasci per una volta la sua bella poltroncina con le rotelle, il suo computer perennemente on-line con l’ANSA e provi a fare per una volta il proprio mestiere: raccontare i fatti ed i misfatti. Per le fantasie, esistono ancora i narratori e gli scrittori di favole.