26/10/2007
10:50

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La lezione di Clementina.

annozerodemagistrisMi dispiace, ma ieri sera Santoro mi ha deluso. L’occasione era di quelle ghiotte, giornalisticamente parlando, ma il risultato è stato assolutamente deludente. Non mi è piaciuto il pianto di quell’adolescente calabrese che “non sapeva a chi votare”. Non mi è piaciuto De Magistris, versione “er pomata”, che dichiara il suo amore per la Costituzione ma filtra sempre di più con giornalisti e telecamere. Napolitano, con colpevole ritardo, era intervenuto sulla querelle invocando “toni bassi“ e rispetto dei propri ambiti istituzionali: De Magistris lo ha preso alla lettera e si è preso dieci giorni di ferie. Solo che invece di fruirli per placare i bollenti spiriti, ha pensato bene di farsi intervistare dal Corriere, dalla Stampa, da Repubblica, da Radio 24, da Sky tg24. Non poteva mancare poi Michele Cocuzza il quale ha raccolto in esclusiva, divulgandone una “opportuna anticipazione”, la summa della vita di Luigi De Magistris. Ecco perché il 20 luglio scorso, quando gli ispettori bussarono alla porta del magistrato, e videro che stava chiacchierando con Cucuzza, dovettero attendere fuori dalla porta.

Mi ha stupito quindi ascoltare ieri sera De Magistris dichiarare ad “Annozero”: “non mi affascina il giudice che cerca il plauso della piazza.” Perdonatemi, ma per me, questo è prestare il fianco a chi lo accusa di protagonismo e d’incompetenza. Non solo.

Ieri sera il giudice napoletano ha arringato la platea televisiva parlando di atti illegittimi a lui inferti dal potere politico, da logge massoniche e da poteri occulti. Nulla ha però detto su quanto avviene nel suo stesso ambiente: perché il procuratore generale Dolcino Favi, che gli ha avocato l'inchiesta, è un magistrato, e lo sono gli ispettori ministeriali spediti dal Ministero (alcuni sono pure di Magistratura Democratica) e lo sono i componenti del CSM, e i componenti del Tribunali dei ministri, gli esponenti di quell’Associazione magistrati, gli stessi che l’estate scorsa avevano definito De Magistris come un “pericolo per la credibilità della magistratura”. Del resto non si può certo dire che le accuse rivolte al giudice napoletano riguardanti delle presunte violazioni procedurali ed il suo disinvolto rapporto con la stampa siano del tutto campate in aria. Ma su questo sarà il CSM ad esprimersi.

Fortunatamente ieri sera ad "Annozero" c’era anche la Forleo la quale non si è lanciata in accusatori proclami buoni solo a fare audience ed a vendere qualche copia in più. Clementina ha dichiarato di "aver passato ieri la giornata dai carabinieri per denunciare i soggetti istituzionali, colleghi ma anche forze dell'ordine, che in questi giorni l'hanno sottoposta a tentativi di delegittimazione".

Così facendo, il GIP milanese hai fornito a noi tutti una sana lezione di responsabilità civica e giudiziaria. Di fronte ad accuse, minacce, indebite ingerenze, ostracismi più o meno leciti, non ci si rivolge in prima istanza ai media ed alla pubblica opinione per chiedere giustizia. In Italia esiste ancora una Giustizia, con le sue norme e le sue procedure. Clementina a tutto ciò, ci crede ancora. Io, vorrei continuare a farlo.
25/10/2007
14:32

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Spazio Aperto.

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Riporto quanto postato da Marco Rossi Doria sul suo blog e rilanciato da Daniela di Decidiamo Insieme. Lo faccio perché ritengo che questa possa essere un punto di partenza sostanzialmente valido per far fuoriuscire le idee e la volontà partecipativa spesso anche qui manifestata, fuori dai nostri personal computer ed aldilà dei nostri schermi più o meno “flat”.

Non saremo i primi ne tantomeno sarà semplice, ma il provarci è, a mio parere, un momento di necessaria ed obiettiva esigenza per chi vuole concorrere seriamente a cambiare “le carte sul tavolo”.


rossi doria 05_05Sulla scena “primarie del Pd campano” si chiude per ora il sipario. La conta e il controllo sono rimandati sine die dall’Utan e dai garanti nazionali, nonostante i risultati inaffidabili davvero. Dunque, restano delegati alla costituente di Milano del Pd solo quelli eletti secondo quanto affermano proprio i contestatissimi verbali dei seggi. E’ finita così ma…… ben oltre la mia piccola vicenda di candidato a me pare che:

1. non mi sono sottratto alla prova e ho fatto bene perché ho chiesto voti a persone che ci credono a un altro modo possibile (ed è andata bene) e perché sono andato a vedere il pd campano in formazione nel suo muoversi differenziato, ricco, complesso,
2. ho così esplorato da dentro un paesaggio che si conferma in parte quello previsto: voto organizzato su base di gruppi di potere legati a nomenclature in lotta tra loro e che sfruttano una subalternità materiale e una sudditanza culturale al potere molto radicate,
3. nel paesaggio previsto ci sono, però, in altra parte e in modo molto intrecciato, anche sorprese e speranze: sprazzi di new entries vere in diverse liste, aspettative battagliere verso un soggetto che sia autenticamente nuovo e post ideologico, segni diffusi di voglia di partecipazione,
4. tali segni di speranza sono stati schiattati, per l’ennesima volta, dalle modalità di voto e di conta e dalle più generali chiusure alle opportunità democratiche da parte delle nomenclature e di quelli che “la politica la si fa così”,
5. ma tali modalità e chiusure, a loro volta, non spingono solo verso la rassegnazione ma anche verso la rabbia, la rivendicazione e la voglia di insistere e di crederci ancora,
6. c’è forse qualche possibilità per riprendere - in modo fantasioso e aperto - la battaglia per l’agibilità degli spazi pubblici e per la democrazia partecipativa qui da noi.

Mi piacerebbe convocare - ma insieme ad altri - un momento di riflessione pubblica dal titolo “le voci dei cittadini” o qualcosa del genere; proporre – anche via web - un primo spazio aperto, appunto, in cui si possano dibattere i temi della partecipazione a Napoli alla luce sì di queste primarie Pd ma anche del voto dei lavoratori sull’accordo welfare, della partecipazione al vaffa day e di quanto altro.

A che stiamo, insomma, sulla democrazia qui? Cosa si può immaginare di fare?
Vogliamo fare una fermata – una sospensione pensante, aperta a molte voci – su ciò?
24/10/2007
11:35

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Un pensionato eccellente

21-Ottobre-MattinoNavigando nelle mie notti insonni, ho scoperto che il nostro beneamato Ministro di “Grazie, indulti ed (in)Giustizia”, annovera nel suo già consistente curriculum, una significativa esperienza giornalistica.
 
Negli anni ’70 il nostro “bipede-sannita” scodinzolava gaio e felice dietro l’allora astro emergente della Democrazia Cristiana, Ciriaco De Mita. L'allora rass irpino, lungimirante alla luce degli odierni accadimenti, intuì subito che forse era meglio liberarsi quanto prima di quel giovanotto un po’ troppo ambiziose ed altrettanto opportunista e per fare ciò pensò bene di “scaricarlo” in Rai in qualità di redattore. Appena giunto alla sede di Napoli i suoi neo-colleghi, anche loro lungimiranti, lo accolsero con tre giorni di sciopero ma il nostro futuro “giureconsulto”, non perse tempo con queste quisquiglie e divenuto professionista, operò alacremente per ben un anno e 32 giorni. Nel 1976 infatti, una volta eletto deputato, si guardò bene dal dimettersi dalla Rai e con uno stratagemma (consentito per legge, sia chiaro) si mise in “aspettativa”: per 25 anni. In virtù di ciò, dal 2000 “Vito-Clemenza” Mastella percepisce una regolare pensione INPGI (l’ente previdenziale dell’Ordine dei giornalisti) grazie ad un luminoso percorso professionale durato la bellezza di 397 giorni. Sarà per questo che spesso sento dire “meglio fare il giornalista che lavorare”?. Mha.

Scrive Marco Travaglio: “Colui che ha definito Annozero il "Ku Klux Klan dell'informazione" e ne ha chiesto la normalizzazione minacciando, altrimenti, di sfiduciare il Cda Rai e di far cadere il governo, che ha insultato Santoro, il sottoscritto e Beatrice Borromeo, che ha definito Giovanni Floris "un farabutto", che chiede i danni all'Espresso "reo" di aver scoperto la sua gita di Stato aviotrasportata al gran premio di Formula Uno e le sue sei case comprate a prezzi da box auto nel centro di Roma, che paragona al terrorismo ogni critica nei suoi confronti, che scrive nel suo blog "qual'è" con l'apostrofo e "come se io sia", che ha scritto una legge liberticida per far condannare fino a 100 mila euro i giornalisti che pubblicano atti d'indagine non segreti e dunque pubblici, ecco: questo bel tipo è un "collega".”

Che dire: il buongiorno di vede dal mattino? In questo caso, sicuramente si. Resta il fatto, scandaloso, che a tali informazioni non ho libero accesso solo io, ma anche i “colleghi” del “bipede” i quali, consapevoli complici, nulla fanno affinché una tale ennesima nefandezza venga opportunamente valutata e di conseguenza censurata dal loro ordine professionale.

Personalmente, ad avere per “collega” un Mastella, me ne guarderei bene dal dire ai quattro venti cosa faccio per “campare”.
23/10/2007
15:48

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SUSSURRI QUIRINALIZI.

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Napolitano01gEppur si muove: o almeno così sembra. Il Presidente Napolitano, anche oggi dalle mie parti, si è detto “preoccupato” sulla questione De Magistris. Anche io lo sono, ma per motivi sicuramente differenti da quelli del quirinalizio inquilino.

In questa vicenda sono stati travolti tutti i canoni di una corretta condotta istituzionale e, aldilà di regole, leggi e codici, la zuffa alla quale assistiamo è fuori da qualsivoglia logica. Il PM avocato replica, giustamente, pubblicamente ad ogni affondo della controparte reagendo all’assedio con veemenza pari forse solo al suo desiderio di continuare a “sopravvivere”. Il “bipede-sannita” (Mastella), continua colpevolmente e strumentalmente a sovrapporre il suo ruolo istituzionale a quello di “persona indagata”. Era giusto quindi attendersi un intervento del Presidente della Repubblica il quale, oltre ad essere garante della Costituzione, è anche presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (organismo costituzionale che in tutta questa faccenda è colpevolmente lento e silente.).

Nel suo intervento però, nulla intravedo di concreto a tutela degli elementi che più di tutto sono a rischio in questa faccenda: l'autonomia della magistratura (articolo 104 della Costituzione) e l'eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge (articolo 3 della Costituzione). Il semplicistico chiedere ai protagonisti di questa indegna gazzarra maggiore discrezione, rispetto delle leggi nonchè “leale collaborazione istituzionale” è a mio parere esercizio sterile e poco efficace. E lo è proprio per lo “spessore” istituzionale di uno dei principali protagonisti. Può il “bipede”, appellandosi a presunte scorrettezze investigative di De Magistris, forzare le sue prerogative riguardanti la titolarità disciplinare? Personalmente credo proprio di no ed in ogni caso, il CSM a riguardo e seppure con colpevole ritardo, si è già attivato.

Il vero scandalo di tutta questa faccenda, e sul quale Napolitano sarebbe dovuto intervenire in maniera più decisa, sta nella perniciosa convinzione di Mastella che le ragioni del potere siano sempre e comunque predominanti rispetto alle ragioni della giustizia. E’ inutile negarlo: il “bipede” non accetta il controllo della legalità e rifiuta qualsivoglia censura giudiziaria qualunque siano gli indizi o le prove a suo carico. Per lui essere un politico, rappresentare le istituzioni è solo sinonimo d’impunità, di privilegi accumulati per se e per i suoi, di totale esenzione a qualsivoglia obbligo non solo morale, ma anche giudiziario.

Saprà Napolitano con le sue frasi assicurare l’autonomia della magistratura affinchè le indagini facciano il loro corso e non vengano insabbiate? Francamente ho molti dubbi al riguardo. Anche se, e su questo spero che molti convengano, è questa la decisiva prova di sopravvivenza per la derelitta democrazia di questo sempre più misero paese.
22/10/2007
10:01

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COLPO DI STATO.

GIANNELLI21Il silenzio che avvolge le ultime notizie che giungono dal palazzo di giustizia di Catanzaro, è a dir poco ripugnante. Il PM de Magistris, titolare di un inchiesta che vede fra gli indagati il Presidente del Consiglio Romano Prodi ed il ministro di “grazie ed indulti” Clemente Mastella, lascia forzatamente le indagini, ormai in dirittura d’arrivo, per decisione della procura generale. Inseguire gli aspetti tecnico-giuridici della decisione del Procuratore generale di Catanzaro di strappare di mano l’inchiesta “Why Not” al titolare, cioè al pm Luigi De Magistris, è inutile e fuorviante. E’ l’azione in se che ha il sapore di un vero e proprio “colpo di stato”.

La realtà sta negli atti giudiziari raccolti da De Magistris. Il magistrato ha raccolto elementi sufficienti per indagare il “bipede-sannita” per abuso, truffa e finanziamento illecito. In qualsiasi altro paese normale, si sarebbe levato un coro di protesta tale da costringere Mastella alle dimissioni. Da noi, no. Tace il Presidente del Consiglio, anch’egli indagato, tace anche il Presidente della Repubblica, pronto ad accorre con celere premura in difesa della Montalcini, ma non quelle del popolo italiano oltraggiato ancora una volta dalla presunta certezza dell’impunità che è ormai propria di questa classe politica.

Impunità ed arroganza. Infatti il “bipede”, che ieri era a Napoli per ricevere il Papa (a quale titolo, non si sa),oltre ad inneggiare alla sua discutibile moralità, ha pensato bene di lanciare un messaggio al suo co-indagato Prodi: “Se cade la maggioranza si va alla urne”. Della serie: chi vuoe conservare la "poltrona", taccia. Ma del resto, la sua ben note frequentazioni mafiose, gli hanno insegnato il valore e l’efficacia dell’intimidazione. Ciò che non è riuscito a Berlusconi, intanto, è riuscito a questo governo di centro-sinistra e senza modificare la Costituzione per scriverci che la carriera dei PM è separata da quella dei giudici e che le procure devono obbligatoriamente obbedire al governo.

Il “bipede” e la sua gang hanno trovato il modo per cambiare le cose senza neanche cambiare le norme scritte. Appena un PM comincia ad indagare (seriamente) su qualche amico del ministro, subito si comincia a screditarlo, ad isolarlo, fino a richiederne il trasferimento. Se poi il CSM, in un rigurgito di orgoglio, nega questa richiesta, allora il ministro comincerà a dichiarare ai quattro venti, che il PM ce l’ha con lui. Se poi arriva un alto magistrato che togli al PM l’indagine per chissà quale “incompatibilità”, ecco che il cerchio si chiude: il gioco è fatto.

Il tutto, nel silenzio più totale di stampa, televisioni, organi istituzionali, partiti politici e società civile. Ma esiste ancora in Italia una società civile capace d’indignarsi per qualcosa ?
19/10/2007
15:32

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Se li sono portati... - di Norberto Gallo

TraslocoTutto. Si sono portati tutto. Verbali, computer e tutto quanto c'era nella sede dell'Utar campano. Non contenti della figuraccia fatta per la presentazione delle liste, hanno mandato in onda la seconda puntata, la figuraccia per il conteggio dei voti.

Dopo quattro giorni di sturbi e minacce, di urla e svenimenti finti, prima hanno mandato da Roma altri due garanti straordinari, poiché la prima coppia si era accappottata nel giro di pochi giorni. Questi due qui, forse prevenuti, forse semplicemente meno ricattabili visto che tutto era finito, si sono rotti nell'arco di poche ore, hanno constatato che negli uffici napoletani non si poteva lavorare, hanno fatto impacchettare tutto e nottetempo hanno deciso di ricontare tutto a Roma.

Stranamente non si vedono troppi scandalizzati in giro. Qualcuno, anche pubblicamente, si compiace. Ma alla fine accadrà che passata la brutta figura rimarranno quelli che l'hanno fatta e che l'hanno fatta fare.
19/10/2007
15:00

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UN PAESE A LIBERTA' LIMITATA.

blog_tote_bagSoffocare la libertà di espressione non significa necessariamente censurare od impedire in maniera palese l’esercizio di tale fondamentale diritto. Nel nostro paese le libertà vengono impedite attraverso processi di burocratizzazione che rendono difficile, se non impossibile nel lungo termine, la prosecuzione dei propri intenti. Non un esplicito divieto quindi, sinonimo di stato totalitario, ma una lunga serie di laccioli che limitano qualsivoglia autonomo “movimento”. La rete, ed i blog in particolare, erano riusciti fino ad oggi, ad eludere questa iattura. Ma il DDL approvato dal Consigli dei Ministri lo scorso 12 ottobre, vuole cambiare le regole del gioco. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che proprio grazie alla sua laboriosità, nasconde insidie tali da far dubitare sulle sue effettive finalità. In pratica, anche chi ha un piccolo sito, o anche un semplice blog, intravede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste e, soprattutto, il rischio di sanzioni penali più forti in caso di un’eventuale diffamazione.

Il DDL prevede, per chiunque faccia “attività editoriale”, l’iscrizione al ROC, un registro gestito dall’Autorità per le Comunicazioni. La cosa di per se non dovrebbe richiedere alcuna forma di pagamento, ma l’esibizione dei necessari documenti e certificati, prevederà sicuramente il costo di marche e bolli di varia natura. Aldilà di ciò, che già di per se rappresenta una prima sostanziale difficoltà oggettiva, l'iscrizione al ROC non implica solo carte da bollo e burocrazia, ma il concreto ampliamento delle responsabilità penali per i possessori di un sito, blog compresi. Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro "La diffamazione tramite mass-media", ha dichiarato alla stampa: "La vecchia legge sulle provvidenze all'editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l'articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa".

Cosa significa tutto ciò? Semplice. Qualora il decreto passasse indenne all’esame delle camere, anche il web verrebbe pienamente assoggettato alle attuali norme penali che regolano l’esercizio della “stampa” tradizionale. Si può quindi supporre che ogni sito, iscritto al ROC, dovrà per legge dotarsi di una società editrice e di un giornalista, iscritto all’albo, che dovrà assumere il ruolo di direttore responsabile. Ai sensi quindi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale, entrambi risponderebbero di un eventuale reato di omesso controllo su contenuti diffamatori.

C’è da preoccuparsi? Forse. Certo, il fenomeno “Grillo”, i blog quotidianamente evidenziano le malefatte della nostrana classe politica ed il ruolo informativo della rete, sempre più preminente e soprattutto meno scevro di qualsivoglia influenza politico/industriale, hanno forse influenzato le scelte ispiratrici di questo DDL. Di certo e di sicuro, c’è una realtà fatta di libertà se non negate, quanto meno impedite. Il che già di per se, dovrebbe essere motivo di profonda inquietudine.
18/10/2007
15:38

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Intolleranze bufaline.

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Soventemente, con piacevole leggerezza, ci pregiamo di disquisire amabilmente di concetti quali il senso civico, la tolleranza, la necessità di rivolgere particolari attenzioni alle minoranze etniche, agli immigrati e quant’altro ancora. Poi capita d’imbattersi in post come quello sotto riportato, che ci rilanciano brutalmente nella società reale in cui noi tutti viviamo e con cui ogni giorno ci interfacciamo. Il deplorevole episodio di cui è stato vittima INSY, da lui raccontato con un’ilarità degna della sua spiccata ed evincibile intelligenza, è il tangibile esempio di come ormai noi tutti viviamo in un paese completamente sopraffatto dalla totale assenza di attenzione nei confronti del prossimo e dalla tracotante, stupida ed ottusa discriminazione nei confronti di chi, per qualsivoglia motiva, si differenzia da noi. Tuttavia, e letto questo post, sarà il caso forse di dire, “una risata vi seppellirà…”.
Sabato scorso Insy, già “La più checca di Roma”, già “Diva del cazzo”, “Già gatta con il culo di piombo” è stata insignita nella Capitale morale d’Italia di un nuovo prestigiosissimo pseudonimo che, per i cultori dei film de Er’Monnezza non suonerà certo come particolarmente originale ma il contesto in cui mi è stato assegnato lo è davvero. Da oggi, infatti, oltre ai suddetti titoli si aggiunge anche quello di Ricchione. Ho già contattato l’alto ufficio di araldica nobiliare e dicono che in effetti, con una sfilza di attributi del genere posso aspirare direttamente al rango di Arciduca in più, se entro la fine dell’anno me ne affibbiano un altro passo di diritto a Valletto Reale.

Insomma sabato dopo aver visto un'interminabile mostra di La Sciapel al Palazzo Reale di Milano (un presagio forse?) decidiamo di andare a mangiare qualcosa da Obika, un mozzarellaro al settimo piano della Rinascente, davanti il Duomo di Milano. L’ascensore sembrava un interregionale delle Ferrovie dello Stato dal momento che ha fatto soste di almeno 5 minuti ad ogni piano con tanto di bibitaro abusivo che entrava per vendere beni di conforto e il controllore che ci ha chiesto 2 volte di vedere il biglietto. Dopo 20 minuti arriviamo all’ultimo piano e, stremati, ci dirigiamo al ristorante. Ordiniamo da mangiare una quantità di mozzarella tale che le mucche che ne hanno prodotto il latte adesso sono ricoverate in psichiatria bovina e ne avranno per almeno 3 settimane.

scontrino_2Arriva il conto e uno dei mie amici spulcia lo scontrino, poi, con molta eleganza (lui è del nord, io al posto suo avrei dato fuoco al locale) ce lo mostra e dice “leggete cosa hanno scritto infondo”. Leggiamo. “per i RICCHIONI”. Ci guardiamo in giro e cerchiamo di capire chi siano questi “ricchioni” poi, ci arrendiamo all’evidenza: siamo noi!!

Io inizio a sentire l’odore del sangue che spargerò e mi eccito come un pitbul pronto a scendere in un’arena di lotte clandestine tra cani. Chiamiamo un cameriere e gli chiediamo di mandarci il responsabile. A questa richiesta, il cameriere (non quello che ci aveva servito) subodora il pericolo come le gazzelle braccate dalle leonesse nella savana e sbianca. Poco dopo arriva la responsabile che, letto lo scontrino diventa all’istante una statua di sale. Andiamo allora dal direttore responsabile che ha già sfoderato la shinai con la quale è pronto a fare harakiri.

Viene da noi con il volto pallido come un cencio lavato e io, per metterlo a suo agio, mi presento: “salve, sono uno dei 4 ricchioni”. E’ mortificato e si scusa moltissimo promettendoci che la cosa non passerà impunita. Io giustamente risentito chiedo di parlare con “questa cima di cameriere”. Ci porta da lui. E’ per momenti del genere che la vita vale la pena di essere vissuta. “Sei tu che hai scritto ricchioni sullo scontrino?”. Lui spera che un terremoto del settimo grado della scala ricter faccia crollare il piano, la Rinascente, il palazzo, la piazza e, per sicurezza il Duomo appresso a tutto. “Si, scusa, non volevo”. No, fammi capire: stavi scrivendo “caffè macchiato” quando lo spirito di Tomas Milian si è impossessato di te e, involontariamente, ti sei trovato ad aggiungere il simpatico epiteto?

Io incalzo come la Meggillis in “Sotto Accusa”: “qualcuno di noi ti ha toccato il culo mentre servivi?” (io elegante come sempre…) “No”, risponde. “Qualcuno di noi ti ha fatto delle proposte o ti ha chiesto di andare a letto con te” (anche se forse un pensierino ce lo avevamo fatto). “No, mi dispiace”. Imperverso come una professoressa davanti ad uno studente impreparato. “Lo sai quanti ricchioni servi ogni giorno?”. “No” (ma rispondi pure? Era una domanda retorica!). “ora tu non ti preoccupare perché ci faremo risentire tramite i nostri avvocati” (giuro, io sogno di dire questa frase da quando seguivo Dainasti alle elementari).

Salutiamo cordialmente il direttore e lo invito la prossima volta a scegliere dei collaboratori un po’ più svegli. La questione infatti non è tanto quello che il cameriere possa pensare o dire sghignazzando con i colleghi in cucina mentre tagliano mozzarelle che vendono a al prezzo di collane di Bulgari (io dico cose ben peggiori e molto meno politicallli correct) ma è la leggerezza di averlo scritto che va punita. Per questo, l’idea di pagare il conto non ci ha neppure sfiorato.

Non vedo perchè i soldi di 4 ricchioni avrebbero, anche solo in parte, dovuto pagare lo stipendio di uno che ci ha insultato.