16/08/2007
11:14

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L'ottimismo è il profumo della vita. - di Salvo Toscano

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bandiera_italiaNon lo capivano allora. E forse non lo capiscono ancora oggi. Non lo capivano che Berlusconi non era la causa. Ma la conseguenza. L'Italia non faceva schifo per colpa di berlusconi. Berlusconi era solo lo specchio di un'Italia che faceva schifo.

L'Italia dei quarantenni evasori fiscali col suv che arrivano al lounge bar con la strafica e pippano nei bagni elegantissmi. Dei trentenni che pippano anche loro coi portafogli gonfi e la grossa cilindrata. E non rimorchiano più, che è trooppa fatica, ma pagano, è il capitalismo, bellezza. Dei ventenni e giù di lì che si strafanno di ecstasy il sabato sera e si liquefanno il cervello, poi magari all'uscita si schiantano con la macchina del papi, mbriachi e drogati per come sono e fanno un po' di mattanza.

L'italia delle starlette e dei troioni, di quelle che aspiranti veline, intanto si mettono ad aspirare genuflesse, che poi alla fine, di riffa o di raffa, da qualche parte arrivi, basta avere un po' di fedina penale sporca, qualche scandaletto pompato (in tutti i sensi), e il gioco è fatto. Mele al suo paese ora è un eroe, vuoi mettere? E Pochaontas andrà in tv (come chi è Pocahonotas?). Corona fa i soldoni, i libri, forse pure un partito. C'est l'Italie. Va bene tutto.

La simpatica canaglia, il figlio di puttana conclamato, quello che alla fine la fa franca, questi sono i tipi ggiusti. E i fessi se lo prendano pure in quel posto. Tanto gli altri intanto si spappolano i rimasugli di materia grigia guardando in tv un tronista palestrato che si fa corteggiare da dieci procaci fanciulle, o un pugno di rintronati che fanno finta di vivere la vita reale nel più irreale dei contesti, quello delle telecamere. E sono tutti contenti così, tanto la sera vanno a chiudersi al Bingo a sputtanarsi la legittima, mentre i bambini ammuffiscono al baby parking e il portafogli si svuota, per la gioia di finanziarie-cravattare che fanno affari d'oro. Ferragosto, divertitevi, tutti a mare a mostrar le chiappe chiare.

Tanto poi si torna e si ricomincia daccapo. Dritti dritti verso l'apocalisse.
07/08/2007
11:00

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Il tramonto di Luna Rossa. De Angelis: Lavoravo per tre, mi pagavano per uno

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Dopo l’annuncio del patron Patrizio Bertelli che Luna Rossa non parteciperà alla prossima Coppa America, lo skipper napoletano Francesco De Angelis vuota il sacco. - di Mr. Cima.

Nun c’a facevo cchiù!
(non ce la facevo più…)
Sarranno dieci anni ca faticavo cuu’ Bertolli e m’aggio sempe fatto ‘nu mazz’ tanto…
(ho lavorato sodo per dieci anni con Bertelli …)
… chella mano secca nun me versava ‘e marchette…
(… non mi pagava i contributi pensionistici, il taccagno…)
… e se teneva tutte ‘e mance de’ cliente…
(… e non distribuiva gli extra degli sponsor…)
Ma po’ nun ce steva orario
(non avevamo orari prefissati…)
e faceva fa’ tutte cose a mme…
(sbrigavo tutto il lavoro da solo…)
Ma po’ aggio chiammato mio cuggino ca fatica int’ ‘o sindacato…
(infine ho contattato un sindacalista di fiducia…)
e avimmo fatto ‘e ffotografie ‘ncoppa ‘a bbarca…
(abbiamo scattato alcune fotografie a bordo…)

Ccà songh’io mentre faccio ‘ skipper…
(qui potete vedermi in versione skipper…)

Po’ me mettevo ‘o gilè e me mettevo a pensa’ a comme avévamo schiatta’ a Alinghe…
(poi ragionavo sulla tattica di gara indossando un gilet…)

… e a’ fine me mettevo ‘e cuffiette e me mettevo a ‘o timone…
(infine mi mettevo al timone indossando gli auricolari…)

E vvuo’ sape’ comme è gghiuto a ferni’? Chillu bastardo s’è futtuto tutte ‘e cassette ‘e Giggi D’Alessio…
(vuole conoscere la fine della storia? Bertelli mi ha sequestrato tutte le registrazioni delle gare…)
06/08/2007
11:19

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INEISTENTI COMPLOTTI E LACISMO A COMANDO.

dongelminiLa vicenda che ha coinvolto Don Gelmini, ennesimo esempio di sacerdote multi-mediale, mi amareggia profondamente. Al momento non sappiamo come finirà l'indagine, ma fin da ora possiamo felicitarci del fatto che il caso Don Gelmini abbia contribuito a scrivere l’ennesima e contraddittoria pagina di quella che ormai rappresenta un format tutto nostrano: tu mi accusi? Io invoco il complotto.

Certo, da un accusato in abito talare sarebbe logico attendersi un atteggiamento poco protervo e forse scevro d’inutili autoritarismi. Il “perdono”, per un Uomo di fede, dovrebbe essere l’unica vera guida. Per Don Gelmini, no. Lui è si pronto a perdonare i suoi accusatori/calunniatori, ma in un delirante contrappasso è altresì pronto ad accusare la magistratura di voler anch’essa “complottare” sulla sua povera pelle (Povera sia fa per dire, visti i milioni di euro gestiti nelle sue comunità.)

Mi chiedo e vi chiedo, ma la magistratura non è forse un significativo elemento della laicità del nostro Stato? E se così è, dove sono coloro che in occasione di Dico, Pacs e quant’altro tanto si dimenarono per affermare che era ora di finirla nel consentire alla Chiesa italiana di “entrare a gamba tesa” nella vita civile del nostro Paese? Tutti impegnati sugli assolati lidi capalbiesi?

Ma il nostro Don, fantasioso e di buona tradizione, non contento di scagliarsi contro i magistrati (ormai sport nazionale più popolare del calcio) ha anche invocato nientemeno che il complotto “giudaico radical chic”. Ieri si è poi corretto negando di aver detto giudaico (troppo imbarazzante) e spiegando di pensare in realtà “massonico, radical chic”, rimanendo anche in questo caso nel solco di una ottima tradizione.

Ma la sostanza non cambia: un complotto va sempre bene. Fa bene alla fantasia, riscalda i cuori dei fan, ed esenta da ogni possibile spiegazione l'onore dell'accusato. Il complotto è un’arma perfetta perché lascia tutto in dubbio. Il complotto è lo strumento perfetto per confondere le cose, renderle torbide, fosche e nebbiose al fine di non chiarire alcuna responsabilità.

Don Gelmini, dunque, poteva fare diversamente? Assolutamente no. Anche perché così facendo, ha chiarito la vera radice del suo essere, il suo marchio culturale che poi è quello tipico di ogi teoria di complotto: la protervia, l’autoritarismo, un mix di pregiudizi e di negazionismo storico.
Tutta roba molto cara alla maggior parte della nostra derelitta società.
03/08/2007
11:53

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CAMPAGNA SOCIALE.

mele

La procura sta valutando anche l'ipotesi di contestare l'omissione di soccorso
Una delle squillo, Francesca Z., sarebbe stata soccorsa ore dopo il malore




Questo blog sostiene la campagna umanitaria dell’On. Cosimo Mele:

insieme, e con letizia, togliamo dalle strade squillo e cocaina!

03/08/2007
10:58

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PAGAMENTO ANTICIPATO.

camb3La mia diffidenza (e non solo la mia) nei confronti del Partito democratico ha trovato facile riprova nell’ufficializzazione delle candidature. Non potevano infatti D’Alema e Rutelli (i veri registi dell’operazioni) concedersi il lusso di aprire i loro organigrammi a favore di personaggi “difficili” come Di Pietro e Pannella. Troppo libertarie le posizioni dello storico radicale, ed eccessivamente populiste quelle dell’ex-Pm per convivere con l’oligarchia ex comunista e gli stralci di quella che un tempo fu la “balena bianca”.

La realtà è che i “Democratici” sono di fatto un'oligarchia che neppure l'insulso rito di primarie telecomandate riuscirà a nascondere. Questo apre purtroppo, inaspettati consensi al centrodestra fermo restando che il Caimano & c sappiano fare tesoro del grossolano errore altrui: aver cancellato ogni rappresentanza dal basso.
Non è certo questa cosa nuova.

Da anni ormai, gli ex-Pci hanno disfatto un patrimonio partecipativo che alla fine si è tradotto in una costante emorragia di consensi. Non a caso l'antiberlusconismo ha funzionato come collante perché solo così era possibile mascherare una continua distrazione verso le istanze della base. Se ha questo aggiungiamo quanto sta emergendo dalle indagini della magistratura, è facile intuire come ormai sono solo gli interessi propri a prevalere rispetto a quelli di tutti.
Un esempio su tutti.

Con il ddl Gentiloni sul riassetto delle comunicazioni, l'attuale maggioranza governativa ha regalato a Carlo De Benedetti una rete televisiva. È una sorta di nemesi: Rete 4 fu dei Formenton e stava per incontrare De Benedetti nella grande guerra per Repubblica. Ovvero stava per fallire. Andò nella spartizione della Mondadori a Berlusconi e si salvò. Vedremo ora che torna, per gentile concessione del centro-sinistra nelle mani dell'Ingegnere, che fine farà.

Di certo e di sicuro, resta il fatto che questa è la prima cambiale pagata dai futuri oligarchi del Pd al loro più cospicuo sponsor. Un pagamento anticipato: proprio come si fa nei confronti di chi non ci si fida.
02/08/2007
10:10

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BOLOGNA: 2 AGOSTO 1980

orologioBologna, 2 agosto 1980: un sabato di sole, code in autostrada e alla stazione di Bologna molta gente sui binari ad attendere il treno per andare in vacanza. Alle 10,25 la sala d' aspetto di seconda classe e' squarciata da un'esplosione. Due valige cariche d' esplosivo lasciate nell' angolo tra la sala d' aspetto di seconda classe e i locali annessi della tavola calda della stazione vengono fatte scoppiare per mezzo di un timer. La deflagrazione distrugge tutta l'ala sinistra dell' edificio e investe il treno Adria Express fermo sul primo binario a nove metri di distanza dal luogo dello scoppio. Il bilancio finale della tragedia e' impressionante: 76 morti e oltre 200 feriti, 79 dei quali gravissimi. Nove infatti moriranno nei vari ospedali dove erano stati ricoverati, portando così il bilancio complessivo a 85 morti.

Questi sono i loro nomi. Perché anche i morti delle stragi hanno un nome ed un cognome e ricordarli solo con un numero, è  come oltraggiare ulteriormente una memoria già di per se troppo labile. Perché questi nomi ci siano da monito, perenne, continuo, inesauribile accento affinché il passato, quel passato, non possa più riproporsi.

Antonella Ceci, anni 19

Angela Marino, anni 23

Leo Luca Marino, anni 24

Domenica Marino, anni 26

Errica Frigerio In Diomede Fresa, anni 57

Vito Diomede Fresa, anni 62

Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14

Anna Maria Bosio In Mauri, anni 28

Carlo Mauri, anni 32

Luca Mauri, anni 6

Eckhardt Mader, anni 14

Margret Rohrs In Mader, anni 39

Kai Mader, anni 8

Sonia Burri, anni 7

Patrizia Messineo, anni 18

Silvana Serravalli In Barbera, anni 34

Manuela Gallon, anni 11

Natalia Agostini In Gallon, anni 40

Marina Antonella Trolese, anni 16

Anna Maria Salvagnini In Trolese, anni 51

Roberto De Marchi, anni 21

Elisabetta Manea Ved. De Marchi, anni 60

Eleonora Geraci In Vaccaro, anni 46

Vittorio Vaccaro, anni 24

Velia Carli In Lauro, anni 50

Salvatore Lauro, anni 57

Paolo Zecchi, anni 23

Viviana Bugamelli In Zecchi, anni 23

Catherine Helen Mitchell, anni 22

John Andrew Kolpinski, anni 22

Angela Fresu, anni 3

Maria Fresu, anni 24

Loredana Molina In Sacrati, anni 44

Angelica Tarsi, anni 72

Katia Bertasi, anni 34

Mirella Fornasari, anni 36

Euridia Bergianti, anni 49

Nilla Natali, anni 25

Franca Dall'olio, anni 20

Rita Verde, anni 23

Flavia Casadei, anni 18

Giuseppe Patruno, anni 18

Rossella Marceddu, anni 19

Davide Caprioli, anni 20

Vito Ales, anni 20

Iwao Sekiguchi, anni 20

Brigitte Drouhard, anni 21

Roberto Procelli, anni 21

Mauro Alganon, anni 22

Maria Angela Marangon, anni 22

Verdiana Bivona, anni 22

Francesco Gomez Martinez, anni 23

Mauro Di Vittorio, anni 24

Sergio Secci, anni 24

Roberto Gaiola, anni 25

Angelo Priore, anni 26

Onofrio Zappala', anni 27

Pio Carmine Remollino, anni 31

Gaetano Roda, anni 31

Antonino Di Paola, anni 32

Mirco Castellaro, anni 33

Nazzareno Basso, anni 33

Vincenzo Petteni, anni 34

Salvatore Seminara, anni 34

Carla Gozzi, anni 36

Umberto Lugli, anni 38

Fausto Venturi, anni 38

Argeo Bonora, anni 42

Francesco Betti, anni 44

Mario Sica, anni 44

Pier Francesco Laurenti, anni 44

Paolino Bianchi, anni 50

Vincenzina Sala In Zanetti, anni 50

Berta Ebner, anni 50

Vincenzo Lanconelli, anni 51

Lina Ferretti In Mannocci, anni 53

Romeo Ruozi, anni 54

Amorveno Marzagalli, anni 54

Antonio Francesco Lascala, anni 56

Rosina Barbaro In Montani, anni 58

Irene Breton In Boudouban, anni 61

Pietro Galassi, anni 66

Lidia Olla In Cardillo, anni 67

Maria Idria Avati, anni 80

Antonio Montanari, anni 86

 

01/08/2007
13:58

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E ORA? NIENTE, PURTROPPO.

bassolinoIn un Paese normale la vita politica di Antonio Bassolino da Afragola, immediata periferia napoletana, rinviato ieri a giudizio dalla Procura di Napoli per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture, sarebbe ormai giunta al capolinea. In altre latitudini anche il solo semplice sospetto costringe i soggetti interessati a farsi da parte per attendere in maniera austera e serena il verdetto degli organi giudicanti. E’ una questione non solo di opportunità politica, ma anche e soprattutto di adeguatezza etica e di rispetto, nei confronti sia della pubblica opinione sia dell’operato dei giudici. In Italia non è così: e non lo è ormai da anni.

Inermi ed assuefatti, abbiamo assistito impotenti ad una sorta di normalizzazione dell’immoralità politica, una mitridatizzazione continua e costante dei principi morali, di costume e dell’eticità politica.
Ma basta gettare uno sguardo alle reazioni di smodata solidarietà espresse a favore dei vicerè per comprendere di come questo sistema si autoimmunizzi. Una partecipazione sfrenata, una sorta di muro eretto a difesa della sua “dedizione personale”, del suo “rigore amministrativo” e del suo “senso delle istituzioni”. Tutto il clan del viceré, sia locale che nazionale, è accorso immediatamente al capezzale dell’agonizzante governatore cercando, come sempre, di defocalizzare impunemente i termini della fattispecie, costringere la pubblica opinione a guardare lontano dai fatti.

Sono pesanti gli addebiti che i pm rivolgono al vicerè nella sua ex veste di Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania: secondo Sirleo e Noviello, il governatore aveva l’obbligo di assicurare una “corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, assimilabili e speciali”. Ma, nonostante i poteri che gli derivavano dal ruolo di Commissario, “non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali assunti dall’Ati, affidataria in relazione alla gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania”. Il risultato di questo lasciar fare, del controllore che non controllava, era sotto gli occhi degli addetti ai lavori: oltre 5 milioni di ecoballe accumulate e non smaltibili perché composte di materiali che gli inceneritori non saranno in grado di bruciare, neanche quando finalmente saranno in funzione.

Nella richiesta di rinvio a giudizio quindi, non si parla di tangenti, di conti esteri, di truffa finalizzata ad un presunto arricchimento personale. Gli inquirenti puntano il dito su palesi mancanze di ordine gestionale, sulla manifesta incapacità di gestire in maniera adeguata le pubbliche risorse, sulla mancanza di oculatezza nel controllo di pubblici appalti.
La Procura di Napoli non ha chiesto il rinvio a giudizio del viceré adducendo a presunti vantaggi economici da lui avuti e l’onestà dell’uomo Bassolino non pare, al momento, essere messa in discussione. Lo è invece, e pesantemente, la sua tanto decantata capacità di amministratore della cosa pubblica. L’atto dei PM napoletani è un duro attacco alle capacità politiche e funzionarie del vicerè. Parlare di moralità, di trasparenza, di correttezza, è semplicemente il modo per indirizzare la pubblica opinione verso questioni non inerenti all’attualità dei fatti cercando di distrarre l’attenzionalità dell’opinione pubblica sulla vera essenza della fattispecie.

Quando era sindaco, il vicerè costrinse alle dimissioni un assessore della sua giunta, Claudio Velardi , a causa di un solaio abusivo. Oggi, in nome della sua tanto decantata coerenza, sarebbe auspicabile che lui stesso avesse il coraggio di farsi da parte, almeno fino a quando la vicenda giudiziaria che lo coinvolge non avrà esaurito il suo decorso. Ma quanto accadrà, è forse purtroppo nelle parole della la deputata Maria Fortuna Incostante, già segretaria ds a Napoli e già assessore regionale: “Non si dimetterà. Del resto se se ne andasse trascinerebbe tutti con sé”. E se questa non è  una minaccia, poco ci manca.