30/04/2007
13:04

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Capire: ma cosa?

Technorati Profile Archiviato da fraba in: pensieri
follia1No, per chi non le vive certe situazioni è difficile capire. Anzi, a dire il vero, credo proprio che sia quasi impossibile anche solo intuire certi stati d’animo. Non si tratta di sopravvivenza spicciola. Le bollette, le spese correnti necessarie per sostenere i tuo vivere quotidiano, bhe, quelle riesci sempre a farle quadrare. Ma non si vive solo di queste cose ed è questo il difficile da far comprendere a chi gravita intorno a te. E’ difficile comunicare un ben altro e più profondo disagio.

L’impossibilità di fare ciò che fino a poche settimane fa potevi fare in tutta serenità. Andare al cinema, al teatro, comprare un libro o un CD senza sentirti assalire dai sensi di colpa, provare a pianificare un semplice fine settimana al mare, insomma tutte quelle piccole cose che alla fine rendono la tua vita vivibile. Ti accorgi che sei tuo malgrado limitato nel fare le cose più banali. Se prima usavi il telefono senza problemi, oggi soppesi anche il comporre un numero o l’invio di un SMS. Cominci a non uscire perché t’infastidisce l’idea di vedere nella vetrina un qualcosa che non potrai comprare e non perché in questo momento non hai soldi, ma solo perché non conosci cosa ti aspetta domani. Insomma ti rendi conto che se fino a qualche settimana fa vivevi, oggi sopravvivi e la cosa non ti appartiene, ti deprime, ti lascia sveglio per notti intere.

Certo, esiste la “giustizia”, esistono i tribunali, ma se vuoi far valere i tuoi più elementari diritti, quelli che sono stati ignorati, calpestati e finanche derisi dai deliri di onnipotenza di due inutili parassiti travestiti da manager, allora devi per forza di cose assumere lo “status” di disoccupato. E si, perché Dio non voglia ti presenti davanti al giudice del lavoro anche solo con un semplice contratto di consulenza intestato a tuo nome, le tue speranze di ottenere giustizia diminuiscono in maniera direttamente proporzionale alla tua attuale condizione occupazionale. L’assioma è tanto semplice quanto tragicomico: “si, è vero, sei stato calpestato, umiliato, oltraggiato, messo alla berlina, ma ora hai un lavoro. Tutto il resto non ha più importanza. Tutto quello che hai patito conta poco. E se proprio vuoi “giustizia” allora visto che non sei ridotto alla fame, puoi anche permetterti il lusso di aspettare. Un anno, due, tre? Chi può dirlo? Ma tanto, che fretta c’è?

E se chi ti vive intorno non riesce a comprendere la differenza fra il vivere ed il sopravvivere, fra l’avere degli orizzonti più o meno certi e l’avere perso ogni prospettiva, come puoi pretendere che sia un giudice, un estraneo, a capirti e ad aiutarti?

In questi mesi ho capito tante cose. Fra queste, ho cominciato a comprendere chi, circondato dall’indifferenza, schiacciato dal peso dell’incertezza, decide di assumere atteggiamenti estremi. Di fronte alle tante tragedie catalogate frettolosamente come “della follia”, bisognerebbe avere il coraggio di andare oltre la semplice apparenza delle cose. Chi arma la propria mano e la punta contro di se o contro chi ritiene, a torto od a ragione, responsabile della propria disperazione, meriterebbe quantomeno i benefici del dubbio.

La follia non nasce per una spontanea combinazione. Dietro di essa c’è sempre un qualcosa od un qualcuno, che contribuisce o ne favirisce il suo devastante ed inesorabile germoglio.
28/04/2007
08:56

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Annamaria Franzoni: colpevole a metĂ .

franzoni2La giustizia all’italiana ha condannato Annamaria Franzoni. Per aver ucciso con 17 colpi (dati con cosa non si sa) suo figlio Samuele, un bimbo di tre anni, la mamma di Cogne in base alla sentenza emessa ieri dovrà restare in prigione 16 anni. Un infanticidio tra i più disumani e feroci è stato punito alla stregua di un banale traffico di stupefacenti, di un’associazione per delinquere. La giustizia all’italiana, non avendo prove per sostenere che questa madre è colpevole, ha trovato, dopo aver cercato la scappatoia della seminfermità, una squallida via di mezzo. Colpevole si, ma solo per metà. Neanche fosse possibile dividere in due la verità. Ma la realtà, purtroppo, è un'altra, o almeno così dovrebbe essere.

O Annamaria Franzoni è l’assassina di Samuele, la donna che ha colpito il proprio figlio, la lucida omicida che ha fatto sparire l’arma del delitto, occultato le prove, deviato le indagini e ha tentato ogni via per far deviare il processo contro di lei, e allora va condannata a 30 anni di carcere e la chiave della sua cella va buttata via. Oppure, se non ci sono prove schiaccianti contro di lei, non si può dimezzarle la pena: la si deve cancellare, la si deve assolvere. Ma per fare ciò bisognerebbe avere coraggio: molto coraggio.

Bisognerebbe andare contro gli organi inquirenti, i periti, all’opinione pubblica, agli organi d’informazione e d’intrattenimento che di questo caso ne hanno fatto un elemento portante dei loro palinsesti. Difficile in un paese che si regge sul consenso costruito attraverso le parole urlate al vento ed alle immagini spesso di dubbio gusto. Con la sentenza di ieri , la Corte d’assise d’appello ha stabilito che la mamma di Cogne è un’assassina, ma solo un po’. Riconoscendola colpevole, giudici e giurati le hanno dato le attenuanti generiche che solitamente si concedono a chi collabora, a chi riconosce le proprie colpe, e le hanno affibbiato una mini condanna a 16 anni. Se la sentenza sarà confermata dalla Cassazione, con il condono la pena scenderà a 13 anni. La buona condotta, e l’inevitabile campagna di comunicazione a supporto, faranno il resto. E dopo appena sei anni, Annamaria Franzoni potrebbe tornare libera.

Libera di continuare ad imperversare sugli schermi, di concedere interveste “in esclusiva” con annesse lacrime dosate più o meno nella giusta quantità, libera di scrivere libri, libera di continuare la sua carriera di personaggio i cui proventi sono serviti e serviranno per foraggiare chi, consapevolmente, le ha fornito gli strumenti per cavarsi fuori da questo “impiccio”. Si, perché sei anni di carcere, se scontati, rappresentano un semplice “impiccio” rispetto ad un ergastolo per infanticidio.

Del resto è giusto che finisca così: se è un’assassina, ma solo “un poco”, dev’essere condannata, ma solo “un poco”.
27/04/2007
17:34

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Mstislav Rostropovich. 1927 - 2007

Technorati Profile Archiviato da fraba in: musica, personaggi, attualitĂ 
Rostropovich-715154Non ricordo bene, ma sicuramente non avevo più di quindici anni. Era la prima volta che varcavo la soglia del teatro S.Carlo ed i miei studi musicali m’imponevano quella visita. Si, perché non stavo andando ad un semplice concerto, stavo andando ad osservare uno dei geni dell’arte musicale: Mstislav Rostropovich.

Insieme alla moglie, Galina Vishnevskaja, tenne due memorabili concerti. Nel primo diresse l’orchestra del S.Carlo e nel secondo si offrì in tutto il suo splendido essere un violoncellista eccelso e sublime, con quella passione che traspariva immediata e quasi violenta in quell’insolito modo di imbracciare il suo amato strumento. La sua musica mi pervase e mi commosse così come quando lo rividi in televisione qualche anno dopo.

Era una sera di novembre del 1989 ed al telegiornale stavano trasmettendo un servizio sulla caduta del muro di Berlino. Si vedeva un signore calvo e vestito di scuro che, seduto su una sedia, suonava un violoncello. Alle sue spalle, due piedi gialli di Topolino facevano capolino disegnati sul muro. Rostropovich decise che per festeggiare la caduta del muro, l’unico modo a lui più congeniale fosse quello di esser lì e di suonare Bach con il suo violoncello.

Ma Rostropovich non era solo un grandissimo violoncellista e un bravo direttore
d’orchestra. Per lui la democrazia non era una parola vuota né sterile. Era un esercizio continuo di libertà e di rispetto delle libertà altrui. Nel 1974 il regime sovietico lo cacciò dall’Urss perchè aveva accolto a casa sua il dissidente Alexandr Solzenitsyn e per la sua attività d’opposizione al regime sovietico. Nel 1978 lui e la moglie vennero privati della cittadinanza sovietica e soltanto nel 1990, con un decreto presidenziale, Gorbaciov gliela ridette, assieme ai titoli che gli erano stati cancellati.

Attraverso la musica perpetuava il suo messaggio agli uomini di buona volontà: accanito difensore dei diritti dell’uomo e della democrazia, sperava in una nuova Russia. Aveva suonato mentre il muro di Berlino crollava ed era stato, kalashnikov in mano, tra i difensori della Casa Bianca, caposaldo dei democratici di Eltsin nei drammatici e critici giorni del golpe, nell’agosto del 1991. L’arma apparteneva ad un ragazzo che si era addormentato, appoggiando la testa sulle spalle del violoncellista.

Riposa in pace Mstislav, e che la terra ti sia lieve.
27/04/2007
14:19

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Il pendolo BUTTIGLIONE

rocco il farlocco"Il Polo berlusconiano non è né della libertà né del buongoverno" (Rocco Buttiglione, 29 luglio 1994).

"I temi della nostra opposizione a Berlusconi sono l'informazione, il principio di solidarietà e la riforma elettorale" (Rocco Buttiglione, 30 luglio 1994).

"Il Papa è preoccupato per la situazione del Paese. Una delusione che non è slegata dalla performance del governo Berlusconi" (Rocco Buttiglione, 10 dicembre 1994).

"Berlusconi preghi la Madonna che gli dia saggezza e un amore più grande per l'interesse generale che per quello di una parte. Magari con l'aiuto delle zie suore" (Rocco Buttiglione, 11 gennaio 1995).

"Berlusconi è un avventuriero" (Rocco Buttiglione, 5 marzo 1995).

"La leadership del Polo non è un dogma. Il primo candidato alla presidenza del Consiglio non deve essere necessariamente Berlusconi. Il grosso problema in Italia è che c'è una grossa fetta di elettori che non vuole D'Alema, ma neppure Berlusconi" (Rocco Buttiglione, 25 settembre 1995).

"Berlusconi deve ancora capire la differenza che c'è tra alleati e sudditi" (Rocco Buttiglione, 17 aprile 1998).

"Silvio è grande. Noi non ci pentiamo di quello che abbiamo fatto di buono con lui, ma lui è il passato, diciamolo forte. Il Paese non regge più e ha bisogno di chi indichi un futuro" (Rocco Buttiglione al congresso dell'Udc, Agi, 14 aprile 2007).
27/04/2007
10:01

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Vendo Bagnoli, chi la vuol comprare?

Technorati Profile Archiviato da fraba in: politica, napoli, attualitĂ 
bagnoli3Vendo Bagnoli, chi la vuol comprare?”, si chiedeva Edoardo Bennato in una canzone del 1989. La domanda del cantautore partenopeo, ironica quanto amara, riassume idealmente il disagio che tanti napoletani hanno provato per decenni, ed ancora oggi provano, nel pensare allo scempio compiuto in una delle zone pià belle della città. Ma per i tanti non napoletani, ed anche per quelli un po’ distratti, proviamo a ricapitolare di cosa stiamo parlando.

Bagnoli è un quartiere che sorge all'estremità occidentale della città di Napoli, ai piedi della collina di Posillipo ed affacciato sul bel mare del golfo di Pozzuoli. Destinata allo sviluppo industriale da una legge promulgata nei primi anni del novecento, vide l’impianto, nel 1906, dell’ILVA-Italsider che divenne presto uno dei più importanti poli siderurgici d'Italia. Negli anni '30 si aggiunsero poi altre imprese, quali l'Eternit e la Montecatini. Negli anni '70 inizia la crisi del settore siderurgico con le conseguenti contrazioni strutturali che sfociano nella chiusura completa degli altoforni e di tutta l’attività industriale, avvenuta nel corso degli anni ’90.

Nel giugno del 1994, l’allora sindaco Bassolino annunciò ad una città, ancora abbagliata dalle luci del G7, che sulle aree dismesse dalle industrie di Bagnoli sarebbe nata, entro dieci anni, uno degli esempi più fulgidi di riqualificazione post-industriale. Il progetto prevedeva un parco verde di 200 ettari, un megacentro congressuale di 5mila posti,
bagnolialberghi, uffici, sedi universitarie, abitazioni, attività sportive, ricreative e produttive e, ciliegina, sulla torta, un porto turistico da ubicare in modo da non pregiudicare minimamente la balneabilità dell’intero litorale di Coroglio. Il recupero della famosa “spiaggia dei napoletani” era il punto qualificante della Variante per l’area occidentale che la Giunta si accingeva a redigere. Ovviamente, dopo avere provveduto, in tempi brevi e a costi contenuti, alla bonifica dei fondali marini e dei suoli (compresi quelli del cementificio di Caltagirone, che, inspiegabilmente, non sono stati ancora acquisiti) e alla rimozione della colmata a mare. Da subito partirono le operazione di “fumo negli occhi”, ovvero quella penosa consuetudine che da sempre ha caratterizzato il cosiddetto “rinascimento napoletano” ed i suoi altrettanto penosi ideatori politici.

Nel 1994 venne costituita l’associazione Nesis che si pose l’obiettivo di creare una struttura polifunzionale che non si basasse solo sulla nascita di stabilimenti balneari, ma soprattutto sulla creazione di luoghi di aggregazione e di cultura (termine magico sempre presente). Nella realtà delle cose invece, la Nesis altro non fa che iniziare un processo di mercificazione dell’area con la creazione dell’Arenile, struttura (attualmente aperta da marzo a settembre) composta da servizi riservati ai bagnanti ed un’area retrostante alla spiaggia dedicata all’intrattenimento. Nel 1996 poi, viene inaugurata “Città della Scienza”, fondazione no profit, che però si finanzia per il settanta per cento attraverso la commercializzazione di servizi che fornisce al territorio e a clienti nazionali ed esteri. Dopodichè, il buio più completo.

A distanza di 16 anni dalla dismissione dell’Ilva, la città è costretta ad assistere ad un bilancio a dir poco fallimentare. Nel 2002 il processo di riqualificazione dell’area viene affidato alla società (a capitale misto) “Bagnolifutura Spa” che ha il compito di procedere alla bonifica, alla infrastrutturazione e alla commercializzazione delle aree valorizzate. Ad oggi questa società ha speso oltre 600 miliardi delle vecchie lire per non bonificare nulla (gli idrocarburi cancerogeni stanno ancora sulle spiagge e nei fondali marini di Coroglio) ed ha sprecato gli ultimi cinque anni, per definire un piano di trasformazione urbana che la cultura urbanistica cittadina e nazionale giudica “una mostruosità”. Non solo.

bagnoli2Qualche settimana fa, il consiglio di amministrazione di “Bagnoli Futura” ha rassegnato in massa le dimissioni ma la “reale-ancella”, ha riconfermato tutti gli undici componenti lasciando al governo l’onere di ridurli a cinque in applicazione alla Finanziaria. Del resto, chi è che li ha fatti accomodare su quelle comode poltrone?

Non so se e quali reati penalmente perseguibili sono stati finora commessi dai responsabili della trasformazione urbana di Bagnoli. So però per certo che l’incompetenza, la sciattezza, la negligenza e la goffaggine manifestata da questi politici di terz’ordine, rasenta a tratti l’inimmaginabile. Non è forse da incapaci il dimenticarsi di aver firmato nel luglio 2003 un Accordo di Programma che affidava all’Autorità Portuale la rimozione della colmata a mare e poi metterlo in discussione nel marzo 2007 definendola “la più bella terrazza del mondo che meriterebbe di essere conservata”? E non è forse da criminali l’aver consentito che si tuffassero nelle acque avvelenate e si sdraiassero al sole sulle sabbie inquinate di Bagnoli (vedi il complesso “L’Arenile”) centinaia di migliaia di napoletani, esponendoli al rischio di gravi malattie tumorali?

Sul blog decidamoinsieme ho lanciato la provocatoria proposta di occupare Bagnoli ma dubito che ciò possa realmente accadere e finanche servire a qualcosa. Bisognerebbe mandarli a casa, tutti, prima che facciano altri danni. Ma come è possibile riuscire a fare ciò, resta per me un irrisolvibile dilemma.

Invito a leggere una lettera indirizzata al Cormez. Tenuto conto della chiarezza e della legittimità dei quesiti esposti, dubito che tale missiva sarà mai pubblicata e dubito ancor più che ad essa qualcuno (politici o pseudo-giornalisti da riporto) si degni di fornire risposta. A tal proposito quindi, invito tutti i bloggher disponibili e che condividono lo spirito della missiva, a linkare sui proprio sito l'indirizzo di questa lettera.
26/04/2007
12:44

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Cosa resta del 25 aprile?

18Dovrebbe essere una data che ricordi a tutti una delle pagine più esaltanti della storia italiana. Il momento in cui un popolo, una nazione intera si liberò da una dittatura che l’aveva condotta attraverso il baratro della guerra, della distruzione economica e sociale. Nel corso degli anni questa data è diventata il simbolo solo di una parte di quel popolo e negli ultimi anni questo processo di auto attribuzione sfocia sempre di più in una sorta di delirio di onnipotenza da parte delle frange più estreme.
Cosa rimane del 25 aprile? Solo i fischi.

Fischi a Genova a Sergio Cofferati e al sindaco Giuseppe Pericu. Fischi a Milano contro il sindaco Letizia Moratti, tailleurino, fascia tricolore e due lacrime per il troppo polline nell’aria. E le solite desuete, inutili, provocatorie contestazioni dei centri sociali. A leggere gli striscioni esposti, non si sa se ridere o piangere: ”Ieri i fascisti, oggi la Moratti. Liberiamo Milano”. E poi, portati dal Gramigna di Padova, i cartelli con i nomi dei brigatisti arrestati nel blitz dello scorso febbraio. Roba da codice penale. Il ministro degli interni Amato si dichiara “preoccupato”. Forse una bella retata finalizzata quantomeno all’identificazione di questi veri e propri fiancheggiatori sarebbe un bel segnale di legalità (termine anch’esso sempre più desueto…).

striscione_brE dire che la show di Milano era a dir poco strascontato, fin anche annunciato nei giorni scorsi. La contestazione alla Moratti in occasione del 25 aprile è da ritenersi ormai una consuetudine. Basta che dal palco pronuncino il suo nome e dagli occupanti di piazza Duomo, centrosinistra e sindacati, partono sonore contestazioni. Una piazza che raccoglie di tutto e che ogni anno si “aggiorna” a seconda dei momenti: dai simpatizzanti di Emergency (prezzemolino in ogni minestra) che chiedono la liberazione di Rahmatullah ancora in carcere in Afghanistan all’Unione Agnostici Razionalisti che vorrebbero “Zapatero santo subito”, da quello che agita lo striscione dell’Inter al quindicesimo scudetto ai Rom che portano lo striscione “Sterminati ieri, discriminati oggi”, passando attraverso i trenta padovani del centro sociale Gramigna. In piazza ci arrivano solo con un obiettivo: fischiare.

Fischiano Letizia Moratti e se la prendono anche con il “guerrafondaio” Bertinotti. Poi, visto che ci sono, attaccano il magistrato milanese Ilda Boccassini che ha ordinato gli arresti dei brigatisti fermati a Padova a febbraio. ("Bocassini non lo dimenticare, la lotta di classe non si può fermare”). E poi quello striscione. Inquietante, grave, minaccioso ed indegno: “Libertà per i Compagni”.

Cosa resta dunque di questo 25 aprile? Nulla. Solo i fischi e la barbara consapevolezza di un’immunità sempre più conclamata.

Segnalo un articolo pubblicato oggi sul Corsera a firma Ernesto Galli Della Loggia. Lo trovo molto oculato e sopratutto molto centrato sull'essenza vera della questione dibattua nel post.
26/04/2007
11:10

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Tutti a tavola. Il Festival è servito.

30_05iervolino_v0Il Festival nazionale del Teatro è stato assegnato a Napoli e alla Campania. Il ministro Rutelli ha esaltato la candidatura partenopea fatta di “fantasia, visionarietà e attenzione ai giovani”. Esulta, come è logico che sia, la “banda del Vesuvio” (Bassolino, Iervolino, Di Palma) ed in un coro degno della migliore tradizione operistica, parlano di “una rivincita”.

Com’è logico che sia, anche nel centro-destra si esulta confidando, come “opportunamente” sottolineato dal presidente del Consiglio regionale Sandra Leonardo, “che per centrare pienamente l’obiettivo occorre davvero favorire e richiedere la collaborazione di tutti. I grandi progetti si realizzano e danno frutti duraturi solo se si ha lungimiranza ed umiltà”. Tradotto in parole povere, tutti dobbiamo avere la nostra fetta di torta: nessuno escluso.
Anche perché il progetto, che prevede investimenti per undici milioni di euro, pur partendo ad ottobre, ha già scatenato una caccia aperta per occupare i posti migliori a questo nuovo e luculliano banchetto.

votantonioLa stampa napoletana che si occupa di cultura, ha da tempo aperto le danze. Il Cormez e Repubblica-Napoli in tempi non sospetti sono partiti con lenzuolate sull’argomento inneggianti all’opportunità, l’importanza e le solite giaculatorie finalizzate alla cattura dei posti in “prima fila”. E del resto si mormora ormai da tempo che per la poltrona di direttore artistico del restaurato teatro S.Ferdinando, ci sia in lizza anche Giulio Baffi, critico teatrale di Repubblica-Napoli (alla faccia del “conflitto” d’interessi…). Un piccolo inciso al riguardo. I lavori di restaurazione del teatro S.Ferdinando sono terminati ormai da due anni, ma la riapertura della struttura è stata di fatto impedita dalle diatribe in essere nella potente lobby dei teatranti napoletani (Mercadante contro tutti…).

L’universo culturale partenopeo freme in vista di questo nuovo lauto pranzo, in particolare i “Mercadante-man”. Il regista Mario Martone si dichiara “felice”. Più moderato l’entusiasmo di Renato Carpentieri: "Non sarà certo questa assegnazione a cambiare la città - sottolinea - che vive un momento difficilissimo.” Preveggente l'attore napoletano Mariano Rigillo: “Mi auguro che sia un Festival all'insegna della liberalità e che non ci sia una gestione chiusa, settaria, di nicchia, come qualche volta accade”.

mercadanteL’assessore Oddati stima in cinque milioni l’affluenza di visitatori attratti da questo nuovo “evento”. La città si prepara ad accoglierli con le sue “bellezze” tirate debitamente a lucido: i kalashnikov della guerra di Camorra (siamo a 41 morti dall’inizio dell’anno e se gli stessi morti a Baghdad o a Kabul, in meno di quattro mesi, fanno notizia, a Napoli sono ormai parte integrante del “panorama”.). L’immondizia nelle strade con il conseguente rischio epidemie. Il traffico, Il disordine, il sudiciume, la micro-criminalità, il degrado delle periferie, etcetera, etcetera. Una società civile, degna di tale nome, provvederebbe a creare un cordone sanitario per limitare i danni derivanti da quindici anni di regime bassoliniano. A Napoli questo non succede. A Napoli è sempre tutto “una Festa”, un’”Evento”. Aria fritta e banalità assortite per mascherare una “politica” che serve per “per campare” e per fare carriera. Un clientelismo spicciolo e mascherato dall’aurea della “cultura”. Dall’affarismo becero e dalla partitocrazia che tutto tocca, adultera e rende putrida.
Insomma, va bene l’enfasi, si capisce il marketing, ma ci vorrebbe un po’ di più serietà.

Non ci rimane che confidare nella exit strategy del “vicerè” verso l’Europa in qualità di Commissario Ue (esportiamo competenze. SIC!). Si voterà alle Regionali prima della scadenza del quinquennio. Il candidato del centrosinistra dovrebbe essere Nicolais, e, se confermata si tratterebbe di una candidatura di tutto rispetto. Ed il candidato del centrodestra? Buio pesto. A destra neppure si parlano tra loro i membri dell’ex Casa delle Libertà.
26/04/2007
07:44

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Come utilizzerei il mio "tesoretto"?

Technorati Profile Archiviato da fraba in: blog, cazzeggio

new_10_bill_frontChi come me ha con la notte un rapporto controverso, deve pur trovare il modo per impegnare il prorpio tempo. C’è chi va in discoteca e si riempie di alcool, chi si lancia a duecento all’ora con una macchina, preferibilmente su di una statale così da aumentare i rischi per se stesso e per gli altri, e chi bazzica per i viali chiedendo informazioni ai travestiti. Purtroppo io non faccio il portavoce del governo Prodi e quindi mi limito ad attendere le ore diurne impegnandomi in attività meno pruriginose e più consone al mio attuale status di “cazzeggiatore” autorizzato.

Lo spunto l’ho preso da Tisbe la quale, nei giorni scorsi, ha stimato, attraverso un sito, il valore in dollari del proprio blog e come lei, anche io l’ho fatto. Poi, non contento, ho fatto stimare il valore dei blog che quotidianamente leggo. Ecco i risultati:

tisbe.splinder.com, vale $155,813.04

vitadasingle.splinder.com/, vale $13,548.96

amoreliquido.splinder.com/, vale $0.00

decidiamoinsieme.it/, vale $8,468.10

alex321.splinder.com/, vale $45,727.74

napolibloggers.splinder.com//, vale $9,032.64

bunkr.splinder.com/, vale $13,548.96

omdblog.splinder.com/, vale $564.54

corsaro.splinder.com/, vale $16,936.20

vilalettera.splinder.com/, vale $7,339.02

sandroruotolo.splinder.com/, vale $46,292.28

beppegrillo.it/, vale $3,999,201.36

ventoditerra.splinder.com/, vale $4,516.32

isadee.splinder.com/, vale $45,727.74

mirkoderosa.splinder.com/, vale $10,161.72

ombraserena.splinder.com/, vale $3,387.24

fatanuda.splinder.com/, vale $14,678.04

Certo, se mi confronto con Tisbe, i miei miseri $7,903.56 rappresentano una vera e propria miseria. Tuttavia, e tenuto conto del mio perenne stato di bilancio simile a quello del più cencioso paese sudamericano e/o centro africano, anche questi pochi dollari mi verrebbero comodo.
Mettere in vendita il blog? No, dubito che ci possa essere qualcuno disposto a comprarlo. Tuttavia, e sempre nello spirito del “cazzeggiatore” allo stato brado, ho pensato di organizzare un piccolo concorso a premi. Proviamo ad immaginare cosa vorremmo fare con questa ipotetica ed insperata somma. Ovvero, qualora realmente il nostro blog valesse tale cifra, e qualora ci fosse qualcuno realmente intenzionato sborsarci l’equivalente in dollari, cosa ne faremmo di questo nostro “tesoretto”?
Il modo più originale e simpatico d’impiegare l’ipotetico valore del nostro blog, verrà debitamente ricompensato. Il premio in palio è una sorpresa, ma vi assicuro che c’è, fidatevi.

PS - Il gioco vale, chiaramente, anche per i non presenti nell’elenco. Basta linkare su questo sito, auto valutarsi e poi passare a lasciare qui il proprio post.