29/06/2006
17:28

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Napoli: storie di ordinaria illegalitĂ 

Via%20Toledo%201%5eVia Roma, è una delle arterie principali di Napoli. Strada che scende dalla collina di Capodimonte, lambendo la parte più antica della città, è luogo di shopping e passaggio quasi obbligato per accedere a Piazza del Plebiscito. Piazza che dall’avvento dell’era bassoliniana, è stata elevata ad iconoclastico simbolo, del così detto “Rinascimento Napoletano”.

Il presidio di questa via, è affidato ad una pattuglia motorizzata della Guardia di Finanza. I due poveri cristi, a volte tre, che sono a bordo dell’autovettura, fanno su e giù per la via fornendo agli astanti, loro malgrado, un esemplare spettacolo di ordinaria illegalità.
Al loro passaggio, infatti, tutti gli extracomunitari che vendono merce contraffatta, con aria sempre più indolente, raccolgono le loro carabattole fuorilegge e salgono di due o tre metri i vicoli che fiancheggiano via Roma; passata di una decina di centimetri l’autovettura che rappresenta lo Stato, riprendono il malaffare e rioccupano lo spazio pubblico con tutta serenità.

finanzaI finanzieri smaliziati ma sfiancati dal clima locale, non possono non vederli dallo specchietto retrovisore, ma fanno la loro parte con pragmatismo e tirano avanti per il giro successivo.
Dietro tutto questo c’è la Napoli di sempre che è però peggiorata.

Al tempo in cui vendere sigarette di contrabbando era ancora conveniente ed a gestire il commercio, quello all’ingrosso e quello al minuto, era la camorra, sullo stesso territorio il malavitoso aveva ancora un poco di remore e sostava con la sua mercanzia all’angolo del vicolo, pronto a darsela a gambe in caso si avvicinasse un tutore dell’ordine. Ora i clandestini di colore si sentono meglio che a casa loro, considerato che nei loro Paesi delinquere in genere si paga con la legge del taglione, e vendono senza cautele se non quella di spostarsi per pochi secondi per evitare che un finanziere li guardi male.

Ed è questa oggi Napoli. Una città dove l’illegalità è talmente palese da passare come scontata anche per le forze dell’ordine. Qui ormai, a farla da padrone, è sempre di più la camorra intesa come “Sistema” che al crimine semplice, ha sostituito la ben più redditizia gestionalità del commercio (legale od illegale, fa poca differenza.).

E’ il “Sistema camorra” che affitta i ‘bassi’ dei Quartieri Spagnoli ai clandestini a prezzi da Positano e li approvvigiona di merce illegale su cui non si pagano Iva e tasse. Ed è sempre il “Sistema camorra”, a procurare i permessi di soggiorno, dietro il pagamento di ricche prebende a compiacenti complici. Lo Stato è un’entità lontana e molti dei suoi uomini non vogliono rischiare di rompere delicati equilibri facendo il proprio dovere. Il cittadino poi, è ormai indifferente, quasi fosse assuefatto ad uno stato di cose che vive sulla sua pelle con un’indolenza ultra decennale.

21_06 giunta napoliGli amministratori pubblici, campano di rendita e danno disposizione che i vigili non vigilino per non avere problemi. Ove mai poi dovesse nascere un nuovo “caso” da prima pagina, allora non potremmo che assistere al solito copione messo in scena da Rosettadeimiracoli la quale si straccerà le vesti gridando allo scandalo, scaricando la responsabilità su prefetto, questore o il prima che si trovasse a transitare in quel momento nelle sue vicinanze.

Purtroppo però, questo stracciarsi le vesti, diventa sempre più stantio e soprattutto simbolico. Anche perché sarebbe divertente accorre per ricoprirla, con carità cristiana, di un lenzuolo che eviti agli astanti, inquietanti visioni.
29/06/2006
15:09

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Ancora su I-TIGI.

LA-STORIA-SIAMO-NOI_fTorno sull’argomento Ustica.
Tutti i quotidiani ed i settimanali, eccezion fatta per “Il Venerdì” di Repubblica, hanno liquidato l’anniversario della strage del DC-9, con colpevole sufficienza.  La cosa mi stuipisce poco o nulla.
Sono tutti molto più impegnati a scrivere sul sesso mercenario di Vittorio Emanuele, o delle porno raccomandazioni di Salvo Sottile.
A tal proposito, non poteva mancare l’illuminante proposta di quel gran genio che corrisponde al nome di Bruno Vespa! (se avete voglia di ridere, ecco il link)

L'eccezione in questo desolante panorama d'ignomia informativa, è rappresentata da Giovanni Minoli. Martedì sera su Rai Due, è andata in onda una puntata del programma “La Storia siamo noi”, interamente dedicata alla tragedia di Ustica.
Il programma è disponibile in rete (ecco il link) e per chi non lo avesse già fatto, ne consiglio vivamente la visione.
La memoria, non conosce tempo. Ed io sono fra quelli, pochi a quanto sembra, che sperano di conoscere un giorno la verità su quelle ottantuno vittime innocenti.

28/06/2006
17:27

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Deontologia professionale.

28_06 moggiBergamo e De Santis a Matrix con Enrico Mentana nei panni del difensore d’ufficio. Ma l’andazzo è cominciato molto tempo prima ed il precursore di questo nuovo modo di fare “informazione” è stato l’immarcescibile Bruno Vespa. (detto anche, chi striscia non inciampa…) Annamaria Franzoni, ma prima di lei Giulio Andreotti, Cesare Previti, tutti indagati o peggio ancora condannati da un tribunale, hanno avuto accesso a trasmissioni di largo ascolto, con la presenza benevola e benedicente del tele-giornalista di turno. Ieri sera poi, l'indecenza, ha di gran lunga oltrepassato la mia più perversa immaginazione.

Luciano Moggi, colui che da due mesi si rifiuta di parlare anche con la moglie, ha avuto a sua completa disposizione cinquanta minuti del servizio pubblico. Lo stesso Moggi, che ha più volte dichiarato che non si presenterà al processo istruito dalla giustizia sportiva, ha arringato dagli schermi della televisione di Stato, alludendo, minacciando più o meno velatamente gli altri suoi ex compagni di merende, con un atteggiamento di sprezzante superiorità nei confronti di tutti. Giudici compresi.

28_06 moggi01mAl suo fianco, Floris fingeva abilmente di porgli delle domande scomode. In realtà, e lo avrebbe capito anche il cane della mia vicina, tutto era concordato nei minimi particolari. Un canovaccio studiato con la massima attenzione dagli avvocati di “Luky Luciano”, e vergognosamente interpretato dal capo delle cupola del calcio con Giovanni Floris nel ruolo di “spalla”.
Non solo. Moggi è giunto a Roma da Torino, ripartendo subito dopo la registrazione della puntata di Ballarò, con un aereo privato. E’ lecito chiedersi chi ha pagato quel volo e se la Rai ha contribuito alle “spese”?

Ai tempi di tangentopoli, i giornalisti stazionavano giorno e notte fuori dal tribunale di Milano alla ricerca di notizie o di dichiarazioni d’indagati ed inquirenti. Su Rai tre, il processo Enimont, occupò intere puntate della trasmissione “Un giorno in Pretura”.
Oggi non è più così.

Oggi gli imputati, indagati o condannati, si accolgono in trasmissioni adeguatamente strutturate ad uso e consumo dell’illustre ospite che si sente libero di arringare le proprie ragioni in barba a qualsivoglia decenza. I giornalisti poi, proteggendosi sotto la comoda coltre del diritto d’informazione, si fanno osservatori di contumelie alla magistratura, d’epiche tirate contro ipotetiche congiure e di quant’altro ancora. Il tutto sempre, chiaramente, senza contraddittorio alcuno.
Si consente ad indagati ed imputati, di eludere i tribunali, sfuggire a leciti e legittimi processi creando una sorta di camera penale parallela fatta di telecamere e tele-giornalisti plagiati ed accondiscendenti. Mai che venga posta una domanda scomoda, mai un accenno di contestazione anche di fronte a malevoli interpretazioni dei fatti da parte degli indagati/condannati/ospiti. Con un atteggiamento simile ad uno zerbino, in nome dell’audience, si da spazio ai malfattori, o presunti tali, influenzando in maniera strumentale l’opinione pubblica e delegittimando quanto avviene nelle aule dei tribunali.

Ecco cos’è diventato, il giornalismo televisivo nel nostro paese.
Qualcuno un giorno, avrà la compiacenza di spiegarmi in cosa consiste le deontologia professionale di un giornalista?
27/06/2006
20:55

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Pernacchi e oblio

Technorati Profile Archiviato da franceschito in: politica, cronaca, giornalismo, elezioni
spieg--140x180Certamente non avrei dedicato un post ai deliri del povero Francesco Speroni, eurodeputato della Lega Nord (collega di Borghezio, cioè), se dalla Germania non fosse giunta notizia di un’altra caterva di insulti diretti a noi italiani, stavolta con pretesto calcistico. Indelebile resterà, poi, il ricordo degli apprezzamenti berlusconiani verso coloro che avrebbero votato “no” al referendum costituzionale (e, circa tre mesi fa, verso gli elettori del centro-sinistra). Insomma, nel giro di soltanto pochi giorni sono stato definito indegno, schifoso e parassita. Dovrei sentirmi offeso, credo, soprattutto se penso che una certa permalosità fa obiettivamente parte del mio modo di essere. Non penso che il trovarmi in buona compagnia, con decine di milioni di persone, possa stemperare i miei sentimenti e le mie reazioni. Forse dipende dalle qualità umane, civili e professionali degli autori delle offese? Questo sicuramente ha inciso. Non vorrei, però, che si stesse insinuando in me (in noi) una certa assuefazione all’insulto, anche se solo come soggetto passivo dello stesso (per ora). E’ una specie di anestesia morale? Non vorrei entrare a far parte del popolo bue. Mi sa che dobbiamo strutturare qualche forma di reazione. Civile, ma ferma reazione. Per i tedeschi un pernacchio andrebbe bene, e forza Argentina. E per i nostri connazionali, già abbondantemente puniti da un catastrofico (per loro) tour de force elettorale? Che ne dite di un sano, rigido oblio mediatico? A partire da questo momento, ovviamente.
27/06/2006
17:46

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I-TIGI volo IH870

11Ustica: isola del mar Tirreno, situata al largo della costa nord occidentale della Sicilia. Ma non solo. Ustica è suo malgrado, sinonimo di uno dei misteri d’Italia. Uno dei tanti.

Alle ore 20,59 del 27 giugno 1980 i radar del sistema di difesa aereo smettono di ricevere i dati di volo dal transponder del DC-9 I-TIGI Itavia, volo IH870, in viaggio da Bologna a Palermo. Gli operatori in sala vedono la traccia radar del velivolo scadere di qualità dai loro monitori di controllo e sparire dopo circa due minuti. Il controllore di turno cerca di ristabilire il contatto con il pilota del Dc9. Lo chiama disperatamente una, due, tre volte. A rispondergli solo un silenzio di morte. Scatta l’allarme, ma non scattano i soccorsi che arriveranno sul punto di inabissamento dell’aereo, a metà tra le isole di Ponza ed Ustica, soltanto la mattina dopo. Un ritardo sospetto. Così come misteriosa è la causa della scomparsa del Dc9.

La cosa più facile? Attribuire il disastro ad un difetto strutturale dell’aereo, un cedimento. La tesi del cedimento strutturale del Dc9 dell’Itavia resterà per quasi due anni la spiegazione ufficiale della tragedia, tanto che la società proprietaria dell’aereo diventerà il primo capo espiatorio e sarà costretta a sciogliersi. Ma in ambienti giornalistici la tesi semplicistica della sciagura comincia quasi subito a fare acqua. Andrea Purgatori, giornalista del CORSERA, per anni porterà avanti, una sua personale indagine. Attraverso i suoi occhi, Marco Risi produrrà “IL MURO DI GOMMA”, ad oggi unica memoria cinematografica di quanto accaduto. Marco Paolini poi, scriverà e porterà nei teatri d’Italia, “Canto per Ustica”.

itradMa cosa accadde 26 anni nei cieli di Ustica? Che qualcosa non è chiaro, lo s’intuisce da subito.
Per consegnare al pubblico ministero Santacroce i nastri di Roma Ciampino, sui quali era impressa tutta la sequenza del volo del Dc9, fino alla scomparsa dagli schermi radar, l’aeronautica militare impiega ben 26 giorni. Addirittura 99, per consegnare i nastri di Marsala. Senza contare il materiale che gli verrà tenuto nascosto. Insomma il fatto che l’aeronautica militare giochi sporco di fronte alla morte di 81 persone e che, specie all’inizio, il governo italiano sia più d’ostacolo che d’aiuto all’inchiesta giudiziaria è la prima vera risposta ad una domanda che ancora oggi in molti si pongono: chi ha abbattuto il Dc9 di Ustica?

A sentire Giulio Andreotti, la strage di Ustica è un tracciato radar completamente bianco. I generali? Non c'entrano. E non solo perchè, il 15 dicembre scorso, gli ultimi due imputati, Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, sono stati assolti in appello dall’accusa di alto tradimento. Ma anche perchè sarebbe incredibile, sostiene il “prescritto mafioso”, «che ci fosse un segreto coltivato in maniera cosi impermeabile dentro le forze armate, dal capo di Stato Maggiore, fino al radarista».

È uno dei tanti crudeli paradossi del mistero di Ustica che siano ormai i parenti delle vittime, i magistrati, i giornalisti d 'inchiesta a rischiare di passare per architetti d'un vasto complotto accusatorio. In mancanza di colpevoli, di una verità giudiziaria, si arriva ad un controsenso: l'assenza di certezze pesa molto di più della montagna d’indizi. Delle molteplici e inquietanti segnalazioni radar, delle vistose bugie dei militari italiani, francesi, americani, dei «no comment», degli omissis, dei «non ricordo», dei suicidi sospetti.

C’era la guerra quella sera di ventisei anno fa nei cieli di Ustica. Era in corso un esercitazione NATO finalizzata alla copertura dell’abbattimento di un jet libico che trasportava Gheddafi. Il DC-9 dell’Itavia, si trovò inavvertitamente sulla traiettoria di un missile, probabilmente francese, destinato ad altro ben più importante obiettivo.

7Le vittime del disastro furono ottantuno, di cui tredici bambini, ma furono recuperati i corpi soltanto di trentotto persone. Il relitto, fu recuperato soltanto nel 1989. Si trovava alla profondità di 3.500 metri. Lo scheletro del DC-9 fu ricostruito con i pezzi ripescati dal mare in un hangar dell'aeroporto di Pratica di Mare e fino a qualche giorno fa, è rimasto lì. Inerme, immerso dalla polvere ed idealmente sepolto sotto quintali di atti giudiziari, perizie, articoli di giornali e libri.

Lo scorso fine settimana, ha fatto ritorno a Bologna. È stato affidato alla custodia del Comune che lo rimonterà nel «Museo della memoria», in allestimento in un ex deposito dell'azienda trasporti.


I-TIGI è tornato da dove era partito quella sera di giugno del 1980. Ma è ritornato sbriciolato in oltre duemila pezzi e senza gli ottantuno innocenti testimoni, che in quella d’inizio estate sono entrati, loro malgrado, nella storia dei misteri d’Italia
27/06/2006
10:47

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Morire per mille euro al mese.

crollo ponte2Prima notizia sui TG di domenica: drammatico crollo sull'autostrada Catania-Siracusa che ha causato la morte del messinese Antonio Veneziano, 25 anni, e il ferimento di 14 operai, due dei quali in gravi condizioni
Commento del nostro Presidente Napolitano: "tragedia inaccettabile".
Subito dopo le statistiche europee degli incidenti sul lavoro. “Fortunatamente”, il nostro tasso di mortalità, è nella “norma”. Seguono le notizie sul mancato re d'Italia e dopo dieci minuti si passa a rimestare il calderone sul caldo estivo.
Il sistema d’informazione televisivo, diventa sempre più asettico, quasi didascalico. In un telegiornale, non è previsto fornire notizie e nel contempo, invitare a riflessioni.

Antonio Veneziano, era un ragazzo. Ci dicono che erano solo tre giorni che lavorava per quel cantiere. Tre giorni fa, dunque, il suo libretto di lavoro (confidiamo che lo avesse, abituati alla piaga purulenta del lavoro nero nelle imprese appaltatrici) possedeva il timbro dell'azienda. Assunto in un cantiere che operava per lo Stato italiano. Immaginiamoci la gioia di Antonio. Ce l'aveva fatta, nonostante i tempi crudeli che corrono.
Proprio sabato il Ministro delle Infrastrutture, forniva dei dati catastrofici sull'ANAS e sulle Ferrovie. Se Padoa Schioppa non allenta i cordoni della borsa, l'ANAS a luglio darà forfait alla prosecuzione dei lavori.

Quanto avrebbe guadagnato Antonio? 1.000 euro, 1.200, 1.300? La vita di Antonio è stata comprata per circa 1000 euro, neppure, perché non è riuscito a conquistarseli: è morto prima.

E pensare che proprio ieri, siamo andati alle urne per decidere sulla nostra Costituzione.
"L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro". Non è vero.
L'Italia è una repubblica fondata sui lavoratori come Antonio e come quelli che pur non morendo così giovani, offrono la loro esistenza a trionfalistiche ed opulente inaugurazioni pre elettorali.


Quanto si parlerà ancora di te Antonio? Forse qualche telegiornale filmerà 20 secondi del tuo funerale. Lo spazio nazionale sarà di nuovo dedicato al mancato re d'Italia, alle premure rivolte al suo labrador, al suo descriver lucciole d’alto borgo. Al brutto carattere del CT della nazionale che strapazza i giornalisti i quali offesi nella loro “professionalità”, inondano d’inutili parole pagine e pagine di giornali. Quanti milioni di euro ruotano a queste notizie e a quelle del calcio incancrenito e a quelle delle grandi opere?

Tu, Antonio hai dimostrato che con soli 1.000 euro avresti potuto vivere. Non ti è stato concesso, ma sappi che noi crediamo in quelli come te: l'Italia è fatta di uomini e donne come te. Gli altri sono solo inutile e superflua vanità.
27/06/2006
08:14

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Gli INDEGNI siete voi.

Technorati Profile Archiviato da fraba in: politica, elezioni
SCHEDA9aI NO, hanno vinto.
La Costituzione è salva ed il nostro futuro stasera, appare meno sinistro e buio. Con questo segnale, netto, inequivocabile, allontaniamo, speriamo definitivamente, gli assolutistici sogni di potere di una classe politica improvvisata ed assolutamente indegna di rappresentare questo paese.


Nessun “primo ministro”con deleghe da “padre padrone”, nessuna delegittimazione del parlamento inteso come organo legittimamente eletto dal popolo, nessun ridimensionamento dei poteri giuridici di garanzia del Capo dello Stato.
Questa volta i centri di potere e i condizionamenti degli apparati clientelari, nulla hanno potuto di fronte ad una sensibilità dell’elettorato italiano che, francamente, mi ha lasciato felicemente stupito.

Ed è questa, una vittoria netta. Una risposta compatta, senza se e senza ma. Un coro unanime che si è levato unito per opporsi ad una prospettiva tanto confusa quanto torbida. Una sconfitta netta ed inequivocabile, sancita dalla gente che così facendo, manda un segnale preciso e forte.

Basta con questa politica fatta solo di dichiarazioni a mezzo stampa, con un malcostume talmente diffuso da voler essere propinato come “stile di vita”. Basta con le facili promesse, gli irrealizzabili sogni, gli slogan a presa rapida che ci vengono sparati in faccia ogni qualvolta afferriamo un telecomando. Ma soprattutto, basta con questo circo barnum d’individui, avvezzi solo al potere ed assolutamente insensibile di fronte alla nostra volontà.

bossiLe prime dichiarazioni rese a spoglio ancora in corso, sono un evidente ulteriore catalogo di nefandezze verbali.
A poche ore dall'inizio dello spoglio Umberto Bossi si era detto addirittura disposto ad espatriare in Svizzera in caso di vittoria del NO. Dopo che lo spoglio, ci ha ripensato (purtroppo): «Si va avanti comunque», è stato il suo primo commento.

Francesco Speroni, altro acuto maestro del pensiero leghista, ha usato parole degne della sua statura politica: «Gli italiani fanno schifo e l'Italia fa schifo. Hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri».

«Metá Italia non è andata a votare - evidenzia Ignazio La Russa, di An -. Sono state le regioni di sinistra a votare di più, quindi il risultato era prevedibile, anzi è stato un miracolo che il nord abbia espresso un sì a maggioranza».
Per la cronaca, anche al Nord, gli elettori che si sono espressi per il NO sono, seppur di poco, superiori a quelli che hanno votato per il SI.

Chi di noi è quindi “INDEGNO”?
Quelli che come me, si sono espressi in modo netto ed unanime attraverso lo strumento principe, il suffragio popolare, o chi nonostante la netta sconfitta, non ha neanche il coraggio di riconoscere il supremo giudizio dell’elettoraro, unico giudice riconosciuto in uno stato democratico?
25/06/2006
12:05

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Costose erezioni.

875-viagraLa notizia è di quelle che ti portano a pensare che forse, si stava meglio quando si stava peggio.

PROVIDENCE (Stati Uniti) - Un errore durante un intervento chirurgico e la vita di Charles Lennon è diventata un inferno: da dieci anni vive con'erezione permanente dopo l'operazione d'impianto di una protesi, forse fallata, per combattere l'impotenza. Ora la Corte Suprema del Rhode Island, negli Stati Uniti, gli ha riconosciuto un risarcimento per danni pari a 400mila dollari.”

L’ilarità e le battutacce da caserma, a leggere questa news, nascono spontanee. Prescindendo dalla sfortuna di Charles, si è sottoposto all’intervento due anni prima dell’immissione sul mercato del Viagra, mi sono ricordato di un’altra notizia altrettanto insolita e sempre legata a vicissitudini di tipo sessuale.
Ricordate l’inglesina che denunciava un orgasmo ogni sei minuti?

Bene, perché non consigliare a Charles Lennon d’investire un po dei soldi ottenuti dal risarcimento per acquistare un biglietto aereo per Londra?
L’incontro potrebbe scatenare oltre che tempeste ormonali degne di essere ascritte nel guiness dei primati, l’inevitabile appagamento degli appetiti di questi due “sfortunati” personaggi.

E sempre dagli Stati Uniti arriva un'altra storia dai risvolti sessual-sanitari.
Le Forze Armate americane stanno infatti seriamente pensando di fornire ai militari Usa che operano in Afghanistan, non di rado in alta montagna, il Viagra, la pillola blu famosa perché permette di risolvere l'impotenza maschile. Ovviamente gli obiettivi militari sono totalmente diversi da quelli originali e non sono affatto legati alle prestazioni sessuali: in base a recenti studi è stato scoperto che il Viagra è un ottimo prodotto dopante che aumenta in modo significativo le prestazioni fisiche in altitudine.

Certo che per certa gente, la vita è davvero “dura”.