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Napoli: storie di ordinaria illegalitĂ
Via Roma, è una delle arterie principali di Napoli. Strada che scende dalla collina di Capodimonte, lambendo la parte più antica della città, è luogo di shopping e passaggio quasi obbligato per accedere a Piazza del Plebiscito. Piazza che dall’avvento dell’era bassoliniana, è stata elevata ad iconoclastico simbolo, del così detto “Rinascimento Napoletano”.Il presidio di questa via, è affidato ad una pattuglia motorizzata della Guardia di Finanza. I due poveri cristi, a volte tre, che sono a bordo dell’autovettura, fanno su e giù per la via fornendo agli astanti, loro malgrado, un esemplare spettacolo di ordinaria illegalità.
Al loro passaggio, infatti, tutti gli extracomunitari che vendono merce contraffatta, con aria sempre più indolente, raccolgono le loro carabattole fuorilegge e salgono di due o tre metri i vicoli che fiancheggiano via Roma; passata di una decina di centimetri l’autovettura che rappresenta lo Stato, riprendono il malaffare e rioccupano lo spazio pubblico con tutta serenità.
I finanzieri smaliziati ma sfiancati dal clima locale, non possono non vederli dallo specchietto retrovisore, ma fanno la loro parte con pragmatismo e tirano avanti per il giro successivo.Dietro tutto questo c’è la Napoli di sempre che è però peggiorata.
Al tempo in cui vendere sigarette di contrabbando era ancora conveniente ed a gestire il commercio, quello all’ingrosso e quello al minuto, era la camorra, sullo stesso territorio il malavitoso aveva ancora un poco di remore e sostava con la sua mercanzia all’angolo del vicolo, pronto a darsela a gambe in caso si avvicinasse un tutore dell’ordine. Ora i clandestini di colore si sentono meglio che a casa loro, considerato che nei loro Paesi delinquere in genere si paga con la legge del taglione, e vendono senza cautele se non quella di spostarsi per pochi secondi per evitare che un finanziere li guardi male.
Ed è questa oggi Napoli. Una città dove l’illegalità è talmente palese da passare come scontata anche per le forze dell’ordine. Qui ormai, a farla da padrone, è sempre di più la camorra intesa come “Sistema” che al crimine semplice, ha sostituito la ben più redditizia gestionalità del commercio (legale od illegale, fa poca differenza.).
E’ il “Sistema camorra” che affitta i ‘bassi’ dei Quartieri Spagnoli ai clandestini a prezzi da Positano e li approvvigiona di merce illegale su cui non si pagano Iva e tasse. Ed è sempre il “Sistema camorra”, a procurare i permessi di soggiorno, dietro il pagamento di ricche prebende a compiacenti complici. Lo Stato è un’entità lontana e molti dei suoi uomini non vogliono rischiare di rompere delicati equilibri facendo il proprio dovere. Il cittadino poi, è ormai indifferente, quasi fosse assuefatto ad uno stato di cose che vive sulla sua pelle con un’indolenza ultra decennale.
Gli amministratori pubblici, campano di rendita e danno disposizione che i vigili non vigilino per non avere problemi. Ove mai poi dovesse nascere un nuovo “caso” da prima pagina, allora non potremmo che assistere al solito copione messo in scena da Rosettadeimiracoli la quale si straccerà le vesti gridando allo scandalo, scaricando la responsabilità su prefetto, questore o il prima che si trovasse a transitare in quel momento nelle sue vicinanze.Purtroppo però, questo stracciarsi le vesti, diventa sempre più stantio e soprattutto simbolico. Anche perché sarebbe divertente accorre per ricoprirla, con carità cristiana, di un lenzuolo che eviti agli astanti, inquietanti visioni.












Torno sull’argomento
Bergamo e De Santis a Matrix con Enrico Mentana nei panni del difensore d’ufficio. Ma l’andazzo è cominciato molto tempo prima ed il precursore di questo nuovo modo di fare “informazione” è stato l’immarcescibile Bruno Vespa. (
Al suo fianco, Floris fingeva abilmente di porgli delle domande scomode. In realtà, e lo avrebbe capito anche il cane della mia vicina, tutto era concordato nei minimi particolari. Un canovaccio studiato con la massima attenzione dagli avvocati di “Luky Luciano”, e vergognosamente interpretato dal capo delle cupola del calcio con Giovanni Floris nel ruolo di “spalla”.
Certamente non avrei dedicato un post ai
Ustica: isola del mar Tirreno, situata al largo della costa nord occidentale della Sicilia. Ma non solo. Ustica è suo malgrado, sinonimo di uno dei misteri d’Italia. Uno dei tanti.
Ma cosa accadde 26 anni nei cieli di Ustica?
Le vittime del disastro furono ottantuno, di cui tredici bambini, ma furono recuperati i corpi soltanto di trentotto persone. Il relitto, fu recuperato soltanto nel 1989. Si trovava alla profondità di 3.500 metri. Lo scheletro del DC-9 fu ricostruito con i pezzi ripescati dal mare in un hangar dell'aeroporto di Pratica di Mare e fino a qualche giorno fa, è rimasto lì. Inerme, immerso dalla polvere ed idealmente sepolto sotto quintali di atti giudiziari, perizie, articoli di giornali e libri.
Prima notizia sui TG di domenica: drammatico crollo sull'autostrada Catania-Siracusa che ha causato la morte del messinese Antonio Veneziano, 25 anni, e il ferimento di 14 operai, due dei quali in gravi condizioni
I NO, hanno vinto.
Le prime dichiarazioni rese a spoglio ancora in corso, sono un evidente ulteriore catalogo di nefandezze verbali.
La notizia è di quelle che ti portano a pensare che forse, si stava meglio quando si stava peggio.