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Intervista a Claudio Velardi, ex assessore al turismo della Regione Campania. Si parla di “TheFrontPage” la sua iniziativa editoriale online con Fabrizio Rondolino. Si parla di informazione, di politica nazionale e locale, del sistema di potere campano e della gestione dei fondi pubblici in Campania.
Francesco Bassini intervista Bruno De Stefano sul tema della lotta alla criminalità. De Stefano è gionalista professionista, ha lavorato per Paese Sera, Il Giornale di Napoli, Corriere del Mezzogiorno (dorso campano del Corriere della Sera), e per il settimanale Metropolis, occupandosi particolarmente di cronaca nera e giudiziaria. E’ autore di Napoli Criminale e con Vincenzo Iurillo di La Castadella Monnezza.
Le primarie del partito democratico, le candidature per le prossime regionali, lo stipendio di Balzamo, i parcheggi di napoli e le consulenze. Disoccupati e proteste, San Gregorio Armeno i pastori e le bancarelle abusive, lo stadio di Napoli e la sfida a Maroni. Un saluto ed un bacio ad Elvis junior, morto a nove anni alla sanità a causa delle esalazioni di un braciere e di qualche bolletta non pagata…
Oggi parliamo di Pm10. Le Polveri sottili che mentre in Italia diminuiscono nella nostra città sono completamente fuori controllo. I roghi della terra dei fuochi e il parco auto altamente inquinante. I provvedimenti del Comune e la loro reale efficacia.
Francesco Iacotucci e Norberto Gaallo affrontano la spinosa questione delle bonifiche. Oggi la Capacchione parla di un rapporto Arpac mai reso noto, gli americani dicono ai connazionali di non preoccuparsi, tanto andranno via presto. Chi deve fare le bonifiche? Il caso Iacorossi.
Pochi giorni fa, dopo lunga e tenace trattativa fra maggioranza e opposizione, il Consiglio comunale di Napoli ha approvato l’istituzione della fondazione che dovrebbe assumersi l’onere di organizzare il Forum delle Culture del 2013. Questa fondazione, ha generato fin da subito genera non pochi dubbi e sotto molteplici aspetti. La delibera approvata infatti, opera dell’assessore comunale Nicola Oddati, affidava alla Fondazione tutte le decisioni inerenti al Forum. Durante un periodo vagamente definito, in ogni caso prima, durante e dopo lo svolgimento del Forum, essa si sarebbe dovuta occupare progettazione, di espropri, di esecuzione, di direzione, dell’affidamento degli appalti e della gestione delle opere, il tutto derogando, ed in nome di chissà quale emergenza, a norme e leggi, finanche in materia urbanistica. Il tutto in maniera assolutamente autonoma e forte della più assoluta discrezionalità decisionale.
Discrezionalità garantita a 50 “personalità”, nominati in nome di chissà quale “grazia divina”, che per almeno un quinquennio avrebbero dovuto comodamente sedere all’interno degli organi della Fondazione. Un Consiglio di Amministrazione, formato da sette componenti il cui compenso annuo sarebbe dovuto oscillare oscillare dai 50.000 euro per il Presidente, ai 17.000 euro per ogni singolo consigliere. Vi sarebbe dovuto essere poi un Comitato Scientifico, al cui interno si sarebbero accomodati i rappresentanti nominati dalle Università napoletane, e un Consiglio Tecnico-Operativo dove sarebbero dovute essere prese le decisioni pratiche più importanti e di cui avrebbero fatto parte, tra gli altri, i rappresentanti della Camera di Commercio, dell’Unione degli Industriali, dell’ACEN (costruttori edili), dell’ASCOM (commercianti), della Confesercenti.
Insomma una sorta di “club” esclusivo, la cui iscrizione (appena 50.000 euro), avrebbe garantito a tutti i componenti (politici, organizzazioni di categoria, industriali), una serena conduzione dei singoli interessi avvalendosi, fra l’altro, di un sistema di controllo, al momento, fumoso e contraddittorio. Proviamo solo ad immaginare cosa possa rappresentare, in termini di “opportunità”, la “trasformazione urbana di oltre 200 ettari di territorio comunale” da realizzarsi con operazioni bancarie, mobiliari e immobiliari, attingendo ad un patrimonio in cui sarebbero dovuti rientrare tutti i fondi concessi da enti locali, Stato ed Unione Europea, e quelli conferiti da sponsor che, al semplice 50.000 euro (quota minima di partecipazione), potevano diventare soci sostenitori, comodamente seduti fianco a fianco ai soci fondatori (Comune di Napoli e Regione Campania).
Tuttavia, non solo questi erano gli evidenti motivi di controversia.
Innanzitutto la natura di Fondazionedell’Ente e la durata dello stesso, costituito virtualmente a tempo illimitato, con il presumibile obiettivo di eternare per anni una intera classe politica prima del suo possibile/probabile disfacimento elettorale, consegnando ad essa la definizione delle politiche culturali ed urbanistiche della città per ancora un bel pezzo. Il tutto, in assenza di un efficace sistema di controlli e verifiche, che appariva fin da subito piuttosto fumoso anche nella versione emendata l’altro giorno durante la seduta del consiglio comunale.
Non solo. Com’è possibile che un ente territoriale, la cui sovranità è sancita dal suffragio popolare, possa rinunciare tacitamente ad alcuni suoi poteri demandandoli a quello che in definitiva può essere giuridicamente comparato ad un soggetto privato? Può una fondazione, ad esempio, disporre espropri di porzione di territorio pubblico e privato, incidendo quindi, ed in maniera oltremodo significativa, in materia urbanistica senza alcuna appropriata legge o normativa?
A sentire le notizie provenienti ieri sera da Roma, pare proprio di no. Il Forum delle culture del 2013 a Napoli, non si può considerare “grande evento”. La Fondazione? «Poco dotata di snellezza operativa e trasparenza». Uno schiaffo in pieno viso inferto alla Sindaca ed all’assessore Oddati, inferto da una nota emessa da Palazzo Chigi e firmata dal sottosegretario Gianni Letta. Vi si legge fra l’altro: «Non si ravvisa alcuna possibilità che al Forum delle culture possa essere riconosciuto lo status di grande evento». Ed inoltre: «la Fondazione appena costituita dal Consiglio comunale non appare dotata della snellezza operativa e della trasparenza nella scelta delle risorse umane e finanziarie che dovranno essere coinvolte»
Una bocciatura completa, senza se e senza ma, che complica oltremodo l’accesso a i finanziamenti e che dovrebbe, a mio parere, spingere la Jervolino ed Oddati ad una riflessione non solo politica, ma anche e soprattutto istituzionale. Una giunta comunale che antepone la delibera sulla Fondazione a quella relativa alla sistemazione del deficit extra bilancio, si espone non solo a critiche meramente politiche, ma anche e soprattutto ad appunti relativi alla reale capacità amministrativa.
Nei giorni scorsi, l’assessore Oddati, minacciò le dimissioni qualora l’approvazione della fondazione da parte de consiglio comunale non avesse avuto precedenza assoluta sull’ordine del giorno del consiglio comunale.
Oggi, dopo il comunicato di Palazzo Chigi, queste dimissioni sarebbero un atto quanto meno dovuto nonché oppotuno.
La camorra è più a sinistra di Zapatero. Sissignori: avete letto bene. Una delle organizzazione criminali più forti del pianeta si è rivelata più progressista del premier spagnolo. L’abbiamo scoperto solo ieri, quando è saltato fuori che a Napoli il clan dei cosiddetti “scissionisti” (uscito vincente dalla guerra con i Di Lauro) aveva affidato ad un transessuale, Ugo Gabriele detto “Ketty”, la gestione di un fiorente traffico di droga.
Ammettiamolo: in nessun altro settore, pubblico o privato, un capo avrebbe assegnato un ruolo di primo piano ad un personaggio dalla sessualità incerta; nessun dirigente preoccupato dell’immagine della sua azienda o del suo partito politico, si sarebbe fatto rappresentare da una tipologia di persona destinata alla derisione o, peggio ancora, all’emarginazione.
Invece anche stavolta, la camorra ha dimostrato di essere un passo avanti rispetto alla società civile e di aver abbattuto tutti i tabù che ancora resistono tra la gente cosiddetta perbene.
I camorristi, insomma, hanno dimostrato di non essere dei maschilisti rozzi e ipocriti, così come ce li hanno consegnati dozzine di film e centinaia di libri. E dopo aver aperto le porte alle donne (nella camorra le “quote rosa” sono una realtà consolidatissima), i clan hanno sdoganato anche i “diversi” confermando che in quanto a costumi sessuali sono più a sinistra di Zapatero. Dunque, se non fossero arrivate le manette, nel clan degli “scissionisti” , Ugo-Ketty avrebbe fatto carriera né più e né meno come i colleghi maschi. In un partito politico o in una grande azienda, Ugo-Ketty non solo non avrebbe fatto carriera ma sarebbe stato trattato come un appestato.
La camorra sarà anche feroce e sanguinaria: ma ora sappiamo che è anche progressista.